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SEREMBE SU SKANDERBEG
A LECCE PER IL 600° di Giorgio Kastriota Skanderbeg

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Donato M. Mazzeo
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AGENZIA PER IL PATRIMONIO    
CULTURALE EUROMEDITERRANEO


Il presente contributo al Convegno “La modernità di Scanderbeg a seicento anni dalla nascita” (LECCE 4 Febbraio 2006, Pal. Turrisi Palumbo), sulla scia anche dei recenti festeggiamenti in onore dell’Eroe, in altre parti d’Italia ed in Basilicata (Barile, 2 1-22 /1/06), vuole sottolineare un particolare aspetto, forse ancora nelle nebbie delle ipotesi e delle supposizioni, benché molto vivo e sentito. In una certa misura nella contraddizione più plateale.
Nella versione corrente e più accreditata benché non suffragata da dati certi, il sepolcro di Giorgio Kastriota dovrebbe essere ubicato in Albania nella monumentale struttura di LEZHE (in Italiano = Alessio, riportata anche nella toponomastica di Ginestra).
Lezhe è da sempre mela nei secoli di studiosi, turisti, ammiratori del celebre Condottiero (classificato dallo storico Paolo GIOVIO, XVI secolo, tra le sette più insigni personalità dell’Umanità).
Approfondendo l’antico testo ingiallito di Cosmo SEREMBE, acquisito di recente nel nostro “Catalogo Multimediale” (Brucomeladesign) grazie alla cortesia eccezionale di operatori culturali della comunità di Greci (Avellino) oasi Arbereshe della Campania, vengono alla luce numerose tesi talora convergenti ed altre volte contrapposte sull’ubicazione dei resti dell’Atleta Christi (come lo denominò il Pontefice dell’Epoca Pio 2v).
Il libro composto da 40 pagine ed edito in Lombardia dall’Archetipografia di Milano, viale Umbria 54 (senza data ma prob. 1930:32) su commissione dell’autore, storico e vale dell’Arberia calabrese, Cosmo Serembe, si apre con una dedica aAhmet Zogu. Tutto l’impianto della tesi serembiana è basato sulla modificazione, talora semplicemente per ignoranza degli ammanuensi, dell’agnonimo di Giorgio Kastriota (Scanderbek, Scanderibergo, Scandemberg, Scannebeko, Scannerebecco ecc.)

Vds. in proposito Voyage de la Grèce, Paris, 1826,
di Pouqueville oltre che Souvenirs de la Haute Albanie, Paris,
1901, di Degrand

Una delle variabili, usate nel corso dei secoli sulle centinaia di opere a Lui dedicate (la più recente del giudice Gennaro Francione, per le edizioni D’Agostino in Roma) sembra essere una possibile key-word (una parola-chiave che potrebbe essere stata escogitata a favore dei posteri, forse decisiva per l’individuazione del sito ovvero del luogo sacro (chiesa poi moschea, in seguito al dominio turco per cinque secoli della terra d’Albania) è la seguente: SCANDALIBECH.
Tale termine, nell’ipotesi fatta propria e pubblicata dal Serembe è degna di attenzione almeno quanto le innumerevoli altre affacciate dagli storici in annali, quaderni, biografie, agiografie contemporanee e dei giorni d’oggi. Infatti, il Serembe, lo riporta pari pari nel suo libro intitolato “Per le ricerche della tomba di Scanderbech”, analizza l’agnome - piuttosto lontano dalle variabili conosciute e di alta frequenza storiografica - SCANDALIBECH con la desinenza CH. Trasformando tale insolito e strano agnome dell’Eroe, Serembe ricava dopo una minuziosa analisi in anagramma, diametralmente inverso, la frase seguente in latino, benché non di stile Ciceroniano (per ammissione dello stesso Serembe).
Ecco il risultato dalle iniziali dell’agnome capovolto, da destra a sinistra: “H-C-E-BI-L-A-D-N-A-C-S che secondo Serembe potrebbe essere una traccia nascosta per facilitare ai posteri la scoperta del sito: HUMILITER CORNU EPISTOLAE BARBARIS IN LOCO ANGUSTO DOMINI NOSTRAE ALBANIAE CELAT SEPULCRUM. (cioè tradotta in lingua italiana, la frase darebbe: il lato dell‘Epistola (ndr. della Chiesa di San Nicolò* di Alessio, da sempre per lo più cattolica come la limitrofa Scutari, da cui sono originari diversi “fuochi” albanesi di Barile e Maschito) umilmente cela ai barbari (vds. Ottomani) in luogo angusto il sepolcro del Signore della nostra Albania".

Mensile d'informazione e dibattito oltre l'Adriatico - Iscriz. Tribunale di Melfi n. 05/7/1996

Direttore Responsabile - Fondatore: Donato Michele Mazzeo

Collaborazione di: Lorenzo Zolfo, Domenico Morelli, Bartolo Zoccano, Giovanni Mazzeo, Antonio Volonnino, Nicola Alfano, Donato Di Lucchio, Leonardo Pianoforte, Costantino pugliese.
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