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IL CASTELLO DI
BRINDISI DI MONTAGNA IN ETA' MEDIEVALE
Seguendo il corso del fiume Basento, all'altezza di
Serra del Ponte, è possibile osservare, a Sud di Monte Romito (946 m.),
una mole rocciosa sormontata da monumentali ruderi, ultimi resti di
un'antica opera fortificata medievale, divenuta prima residenza e poi
dimora stagionale di famiglie importanti della nobiltà meridionale.
Ci riferiamo al castello di Brindisi di Montagna, fondato su due gobbe
rocciose che fanno da contrappunto orografico alle cime dolomitiche di
Castelmezzano. Con i suoi 877 metri sul livello del mare si staglia su di
un paesaggio ricco e vario che va dai toni aspri del blocco roccioso
arenario che cade a strapiombo sul lato occidentale della rocca, a quelli
più dolci della trancia certosina di S. Demetrio, a Nord del sito
fortificato. (1)
II Lenormant nel suo viaggio. da Potenza a Metaponto considera Brindisi di
Montagna "con la sua roccaforte normanna" l'unico luogo che meriti "una
sosta da parte del viaggiatore". (2)
Alla rocca si accede attraverso varie strade. La più importante, parte dal
belvedere, all'estremità meridionale del sottostante abitato, nei pressi
della chiesa di S. Vincenzo, e si inerpica tra spuntoni rocciosi che solo
a tratti lasciano intravedere le muraglie del castello. Dopo una salita
ripida e una doppia curva, propizia per eventuali imboscate dei difensori
del castrum contro il nemico in assalto, si offrono allo sguardo alti
totem murari che evocano un passato antico e sofferto.
II complesso difensivo è costituito da tre elementi principali.
II primo, centrale, sorge a mezzacosta lungo il dorso roccioso della
collina, con differenti livelli a monte e a valle.
II secondo, all'estremità settentrionale, è dato da una torretta, che
sorta come punto di avvistamento, venne, poi, trasformata dagli Antinori
in cappella dedicata a S. Michele. (3)
L'ultimo si allunga sulla sommità della seconda gobba, a Sud del corpo
centrale, e presenta poche ma significative tracce murarie incastonate,
ancora una volta, tra elementi rocciosi. La presenza di feritoie e la sua
posizione sovrastante l'incrocio tra i due tratturi di accesso alla rocca
fanno pensare ad una originaria funzione difensiva.
La prima notizia documentata sul castello risale al 1240. Dagli Statuta
Officiorum emanati da Federico II sappiamo che il castrum Brundusii de
Montana rientrava in quell'elenco di 29 castelli demaniali e domus
imperialibus solaciis deputate, facenti parte del Giustizierato della
Basilicata, e alla cui manutenzione dovevano provvedere, in maniera
sistematica, gli abitanti delle università vicine. (4)
Il Castello faceva parte di una fitta rete di vedette e di presidi che
costituivano il sistema di difesa e di controllo del territorio del Regno
delle Due Sicilie che l'imperatore svevo, in parte, aveva ereditato dagli
antenati Altavilla.
La struttura fortificata si trovava in una posizione dominante l'alta
valle del Basento. Nel medioevo il fiume, in mancanza di strade,
rappresentava una delle principali vie di comunicazione. Attraverso
tratturi che lo costeggiavano o mediante la navigazione, (5) che era
possibile soprattutto verso la sua foce, il Basento collegava vaste aree
interne della Basilicata alla costa ionica lungo la quale si snodava una
catena di castelli, che sorgevano lungo gli itinerari che le truppe
militari, di scorta agli ufficiali imperiali o allo stesso imperatore
svevo, percorrevano nei frequenti spostamenti tra la Capitanata e la
Sicilia. (6)
La localizzazione di opere fortificate lungo prestabilite direttrici fu
uno dei criteri su cui lo Staufen fondò il vasto programma edilizio di
natura strategico-militare, attuato a partire dall'assise De Novis
Aedificiis Diruendis del 1220.
A questa logica non sfugge il Castrum Brundusii de Montana, che nel raggio
di 20-25 km, a Nord e ad Est, si trovava circondato dai castelli demaniali
di Anzi, Calvello e Abriola. (7) Ma molte altre strutture difensive
controllavano l'alta valle del Basento, come le rocche di Pietrapertosa e
Castelmezzano, e più all'interno, verso il torrente Camastra, il castello
di Laurenzana e Castel Bellotto.
Quello di Brindisi non ha l'impianto planimetrico né i caratteri formali e
tanto meno le tecniche costruttive di un tipico castello federiciano, sia
perché ha subìto varie trasformazioni a partire dall'epoca angioina e sia
perché esisteva prima degli Svevi. Per precise ragioni militari fu tra
quelle opere fortificate "ab obitu divae memoriae Regis Guglielmi erecta"
che Federico, sulla scorta dei pareri espressi dal provisor castrorum,
dopo l'assise sopracitata, volle salvare e restaurare. (8)
Ciò comunque viene confermato negli Statuta Officiorum in cui si legge che
il castello di Brindisi "reparari potest per homines" di Brindisi,
Pietrapertosa, Trisociis (o Trifoglio, antica località nei pressi di
Castelmezzano e Pietrapertosa), Castelmezzano, Castel Selecti (o Castel
Bellotto tra Pietrapertosa e Laurenzana), Campomaggiore, Trivigno,
Lauricselli (o Laurosiello, casale scomparso presso Cancellara),
Accettura, Rodie (o Rodio vicino Accettura), Gallipoli Cognato, Garaguso
ed Oliveto. (9)
A ben guardare il castello, riscontriamo molti elementi e caratteri tipici
di strutture fortificate normanne.
Innanzitutto si consideri l'ubicazione periferica della rocca rispetto
all'abitato che è una costante di molti centri normanni dell'Italia
meridionale, sia quelli importanti come Messina, Catania, Palermo, Melfi,
Aversa, (10) sia altri meno noti, nelle immediate vicinanze di Brindisi,
come Calvello e Anzi. In quest'ultima località, ad esempio, il castello
scomparso doveva trovarsi sulla cima del monte Siri, intorno al quale è
sorto l'abitato.
Inoltre da un rilievo planimetrico risalente agli inizi di questo secolo,
(11) si ha la netta sensazione che l'organismo architettonico centrale,
per grandi linee, sia stato edificato almeno in due fasi distinte.
La prima si riferisce alla costruzione di un corpo quasi quadrato, di m.
10 x 9,6 circa, e di altezza a valle variabile da m. 14 a m. 10. II
manufatto ha l'aspetto e i rapporti dimensionali di un mastio normanno e
si contraddistingue dal resto dell'impianto per i grossi spessori murari e
la posizione planimetrica rientrante rispetto al corpo confinante . A
questi si aggiunga la differente tessitura muraria e la presenza di
numerose feritoie ai vari livelli che consentivano di osservare il fiume,
la trancia e l'abitato.
La seconda fase, invece, consiste nell'edificazione in adiacenza al
predetto torrione, di un altro corpo di forma quadrangolare ed avente le
seguenti dimensioni laterali m. 18.2, 16.5, 16.4, 14.4.
Non è escluso però che effettuando scavi e saggi in profondità, si possano
individuare e datare altre fasi costruttive.
Allo stato attuale delle ricerche, mediante l'analisi delle tecniche
costruttive, vengono alla luce tipi murari ben differenziati, sia per
quanto riguarda le caratteristiche lito-mineralogiche e il grado di
assortimento dei conci lapidei nell'apparecchio murario, sia per le
modalità esecutive del manufatto. (12)
Ad esempio, prima del corpo centrale, alla sinistra dell'entrata
principale, vi è un avancorpo basso, munito di numerose feritoie e strette
aperture, baluardo di difesa da incursioni nemiche provenienti da Sud. II
suo apparecchio murario presenta due tipologie che si riferirono ad
altrettante stratificazioni. La prima è costituita da filari
suborizzontali di pietre arrotondate estratte dal fiume o dai torrenti
sottostanti. La seconda, che si trova al di sopra e in adiacenza alla
prima, mostra una certa somiglianza, per quanto riguarda la tessiture le
caratteristiche litologiche, con la prima stratificazione muraria del
nucleo normanno.
E' probabile, quindi, che l'avancorpo, di cui rimangono le fondazioni
parte dei muri in elevazione, appartenga ad una fase anteriore allo esso
mastio normanno.
Dunque, Brindisi poteva rappresentare già prima della fase normanna e
della ristrutturazione sveva un importante sistema di avvistamento. Le
sentinelle avevano modo di controllare da nord a sud il movimento di
transito lungo il Basento tra il potentino ed il territorio circostante,
dove, fin dal IX secolo Saraceni costituirono numero presidi. Arroccati in
numerosi s montuosi, tanto impervi guani strategicamente importane come
quelli di Pietrapertosa, Castelmezzano, Monte Saraceno, in territorio di
Calvello, e Abriola, gli arai costituirono delle vere e proprie "enclaves"
nell'ambito delle circoscrizioni longobarde e bizantine in cui era divisa
I Basilicata. Non abbiamo documenti nè altri dati oggettivi che possano
avvalorare I'ipote circa l'esistenza del castello tra IX ed il X secolo.
Non desterebbe però meraviglia se ciò venisse acclarato, in quanto
Brindisi con Trivigno poteva rappresentare l'unico serio avamposto contro
un'eventuale attacco saraceno alla città di Potenza.
Finita l'epoca sveva, dopo gli ultimi vani tentativi di Corradino di
opporsi agli Angiò, il nuovo re Carlo I sostituì con cavalieri d'oltralpe
tutti i milites collusi con il passato regime.
Così nel 1266 Guidone de la Forest divenne il "primo dominus Brundusii de
montana et Ansie". (13)
A questi successe, nel 1280, Pietro de Hugot, marescallie regie magistrum,
dopo il matrimonio contratto con Isabella de la Forest, figlia di Guidone,
la quale aveva in dote anche l'intero feudo di Anzi e metà di quello di
Fontanafura in Capitanata. (14) Il tutto passò, nel 1283, nelle mani di
Gerardo d'Yvort, signore di S. Fele e di Armaterra, in cambio di Salandra.
(15)
Infine, nel 1284, il feudo fu di Aegillo di Belmonte, il quale non lasciò
eredi. In seguito a ciò Brindisi, così come Anzi, finì per diventare
territorio demaniale.
A parte gli avvicendamenti nel possesso dei feudi del Regno, Carlo I non
apportò sostanziali modifiche alle norme promulgate da Federico II in
merito alla manutenzione del patrimonio fortificato. Pertanto il castello
continuò a rivestire un ruolo di primaria importanza nella difesa
e nel controllo dell'area centro-occidentale della Basilicata.
Allo stato delle conoscenze non sappiamo quanto delle fortificazioni di
Brindisi sia stato realizzato e messo a punto in età sveva. E' presumibile
però che tutti i dispositivi di difesa che riusciamo ancora oggi a leggere
ed eventuali altri scomparsi, non risalgano ad un'età posteriore a quella
angioina.
Cosicchè, tra il XIII ed il XIV secolo, il castello di Brindisi di
Montagna presentava un complesso ed organico sistema di punti di
osservazione e di difesa, come la torre di vedetta alla punta
settentrionale del costone roccioso, il mastio e il corpo adiacente,
munito di feritoie, l'avancorpo di fiancheggia mento, nei pressi
dell'entrata principale, un'altro luogo di avvistamento ricavato
interamente nella roccia, sito a ridosso della facciata orientale, e
infine il corpo di fabbrica, ubicato al di sopra della seconda cima
rocciosa, che dominava dall'alto l'ingresso alla rocca.
Le fonti documentarie continuano ad occuparsi di Brindisi di Montagna
anche in età angioina.
Dal Cedolario del 1277, si apprende che l'università di Brindisi viene
tassata per 34 once, 4 tarì e 16 grani, che corrispondevano a 140 fuochi.
(16)
Intanto, l'esosa politica fiscale imposta dal governo regio creò
malcontento nelle maggiori città e in molti piccoli centri del
Mezzogiorno, specie quelli colpiti prima dalla carestia del 1270 e poi dal
disastroso terremoto del 1273.
Vessati dalle pretese e dalle richieste che provenivano dalla Curia regia
e dai vassalli locali, gli abitanti di Brindisi, si resero protagonisti di
un'azione di rivolta contro il proprio feudatario. La stessa cosa avvenne
in altri paesi del circondario, come Trifoglio, Garaguso, Laurenzana.
II carico fiscale non si basava solo su contribuzioni ordinarie ma anche
su collette straordinarie, come il fodro, che consisteva nel fornire i
viveri necessari all'esercito regio, impegnato in importanti ed estenuanti
operazioni militari. Ciò avvenne nel marzo 1269. In quell'occasione, gli
abitanti di Brindisi di Montagna su ordine del re dovettero reperire 60
salme "di vectugalia" per l'esercito che stava assediando Lucera, uno tra
gli ultimi bastioni della rivolta ghibellina. (17)
A partire dalla fine del XIII fino a tutto il XIV secolo, un velo di
silenzio sembra cadere su Brindisi, così come per molte terre della
Basilicata. Solo agli inizi del '400, precisamente nel 1414, veniamo alla
conoscenza di un certo Baldassarre La Zatta signore di Brindisi. (18)
Qualche decennio dopo nel 1449 iniziava il dominio dei Sanseverino, con il
V conte di Tricarico Antonio Sanseverino. Siamo all'epilogo della storia
di Brindisi medievale.
Nel 1456 un terremoto di elevata intensità distrusse completamente il
contado, che rimase disabitato fino all'arrivo, intorno al 1535, di una
colonia di Albanesi provenienti dalla città di Corona.
Nonostante il feudo fosse costituito ancora da un "castrum seu
fortellitium", come si legge nei Cedolari del 1639 e del 1654, il castello
aveva ormai perso i caratteri di una fortezza divenendo la residenza dei
Sanseverino, prima, e degli Antinori poi. (19)
Dopo la soppressione della feudalità, l'edificio passò in mani diverse e
cadde in rovina.
Le sue alte quinte murarie testimoniano che anche a Brindisi è stato di
passo il grande teatro della storia.
1 PISANI A., Dall'Albania a Brindisi di Montagna all'Italia, Palombaro
Sabina 1926, rist. anast. Matera 1989, pp. 14-15.
2 LENORMANT F., Metaponto, trad. di Irene Settembrino, Alfa grafica
Volonnino, Lavello, 1994, p. 17
3 Sugli Antinori padroni del feudo di Brindisi di M. v. PISANI A., op.
cit., pp. 52-56.
4 WINKELMANN E., Acta Imperli inedita saec. XIII et XIV Urkunden und
Briefe zur Geschichte des kaiserreichs und des konigreichs Sizilien, vol.
I, Innsbruck 1880, rist. 1964, p. 777-778. Se consideriamo gli attuali
confini del territorio regionale, 28 erano i castelli e i palazzi
imperiali della Basilicata. Di questi 27 facevano parte del Giustizierato
di Basilicata, mentre uno, il castello di Brienza apparteneva al
Principato.
5 Sulla navigabilità del Basento v. Archivio d i Stato d i Napoli, I
Registri della Cancelleria Angioina ricostruiti da Riccardo Filangieri (da
ora in poi A.S.N., R.C.A.), Napoli MCMLIX, vol. VII, p. 48, n. 212.
6 V. Itinerarkarte Kaiser Friedrichs II in Die zeit der Staufer, vol. IV,
Stuttgart 1977, tav. IX .
7 Ibidem
8 Constitutiones Regni Siciliae, a cura di G. Carcani, Napoli 1786, rist.
anast. Messina 1992, p. 188.
9 WINKELMANNE., Acta Imperli inedita cit., p. 778.
10 DELOGU P., I Normanni in città. Schemi politici ed urbanistici, in
Società, potere e popolo nell'età di Ruggero II, Atti delle terze giornate
normanno-sveve (Bari, 23-25 maggio 1977), Bari 1979, p. 193; CUOZZO E.,
Quei maledetti Normanni. Cavalieri e organizzazione militare nel
mezzogiorno normanno, Napoli 1989, p. 80.
11 Con la presente notasi coglie l'occasione per ringraziare I'ing.
Vincenzo Damiano dell'ufficio tecnico comunale di Brindisi di M. che
gentilmente ha messo a disposizione dello scrivente i rilievi del castello
ed altra documentazione conservati nell'Archivio Municipale.
12 Una mappatura dettagliata delle tecniche costruttive impiegate nel
castello di Brindisi di M., finalizzata a ricostruire le fasi storiche del
manufatto, rientra nello studio sulle tecniche costruttive dei castelli
normanno-svevi della Basilicata, che lo scrivente sta svolgendo presso
l'Istituto Internazionale di Studi Federiciani dell'area di ricerca CNR di
Potenza.
13 GIUSTINIANI L., Dizionario Geografico Ragionato del Regno di Napoli,
Napoli 1797, rist. anast. Bologna 1987, t. I, p. 213. "Guidoni de Foresta,
mil., concessio castri Brundusii de Montana et Ansie in Basilicata":
A.S.N., R.C.A., vol. IV, p. 125, n. 829. Su Guidone v. anche: A.S.N.,
R.C.A., vol. IV, p. 69, n.448; vol.. XI, p. 159, n. 243.
14 A.S.N., R.C.A., vol. XXII, p. 149, n. 204.
15 GIUSTINIANI L., op. cit., p. 213; PEDIO T., La Basilicata dalla caduta
dell'Impero Romano agli Angioini, Bari 1989, vol. IV, p. 274.
16 A.S.N., R.C.A., vol. XIII, p. 312, n. 400.
17 A.S.N., R.C.A., vol. I, p. 227, n. 150.
18 PISANI A., op. cit., p. 28.
19 A.S.N., Cedolari, vol. XXXVII, p. 22 : "...Parisio Troilo ...cum eius
castro seu fortellitio, hominibus, vaxallis, vaxallorumque ...".
A.S.N., Cedolari, vol. XXXVII, p. 164 : "Flaminius Antinori .. Utilis
Dominus casalis Brundusii ... dedit Hieronimum Antinori eius nepoti ...
supra dictum Casalem Brundusii cum eius castro, seu fortellitio, domis,
seu Palatio ..."
Testo di Nicola Masini
tratto da "BASILICATA REGIONE Notizie, 1994 |