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IL CASTELLO E I PALAZZI A MURO LUCANO
IL CASTELLO
Imponente e di pregevole aspetto architettonico, il castello, visto frontalmente, domina sulla sommità della collina, il sottostante groviglio dei tetti dell'intero tessuto urbano. Il lato sinistro, invece, si affaccia al margine di un precipizio che ne rende impossibile l'accesso.
La sua data di origine è ascrivibile intorno al X° sec., ha subito nel corso dei secoli diverse modifiche strutturali rese necessarie a seguito del sisma del 1694 ed altri successivi, tutti di grave entità (1857 - 1930 - 1980). In questo maniero fu uccisa nel 1382 la regina di Napoli, Giovanna I d'Angiò.
PALAZZO LORDI
L'edificio, ubicato in posizione preminente nell'ambito del centro antico costituisce un significativo episodio dell'architettura del XVIII secolo.
Dotato d'impianto irregolare su tre livelli con andamento discontinuo, presenta: paramento in muratura di pietrame ad intonaco grigio con una caratterizzazione di sobrietà cromatica che espressamente riprende l'edilizia gentilizia d'epoca.
Giova, però, rilevare che l'edificio è stato restaurato per i danni del sisma dell'80 e che la sua nuova veste, per così dire, è il risultato certo di quell'operazione compiuta per l'occasione con ogni presumibile crisma di legge e con tutte le dovute attenzioni, non accusa, pertanto, modifiche iconografiche né di struttura che si è conservata sostanzialmente integra nei caratteri fisionomici or ora espressi se si esclude la spazialità sicuramente riformulata nel tempo per ineludibili adeguamenti funzionali.
L'edificio, che data la sua costruzione in un momento in cui la "Koiné' architettonica, nazionale ed estera, subisce una clamorosa battuta d'arresto che la spinge nel trascorso architettonico attinto in più lunghi con diversificate ed alternative soluzioni (neoclassiche, romantiche ed eclettiche) che demarcano l'incertezza del momento, sembra prendere le distanze dal critico e, per certi versi, involutivo fermento artistico del momento per ben inserirsi nel contesto edilizio urbano caratterizzato da una sintassi architettonica minore e pressoché omogenea, configurandosi nel suo carattere neoclassico sobrio e severo.
Perciò interessante il prospetto principale, ampio ed imponente, scandito al piano terra da un attraente portale d'ingresso archivoltato che fa da cornice ad un portone lunettato ed ornato per tutta l'ampiezza della lunetta da una raffinata e decorativa inferriata; i livelli superiori presentano una simmetria delle parti che sicuramente non è un dato casuale bensì l'espressione di un metodo reiterato che, però, avverte l'usura del tempo ed una minore e sommessa rispondenza alle esigenze moderne epocali per un "clichè" ormai svuotato d'ogni reale contenuto e vieto - il "déjà vù" - cui si aggiungono la gradevolezza e l'esclusiva leggerezza e leggiadria delle componenti decorative quali l'appariscente inferriata della lunetta su menzionata ed i balconi timpanati, in ferro battuto e lavorato con sobrietà ed eleganza e con un minimo accento di solennità per la doppia teoria che li esprime e che si svolge lungo tutto il prospetto con una cadenza, in verità, per niente agile e dinamica ma decisamente greve.
I restanti prospetti richiamano la fisionomia del fronte malgrado le clamorose riduzioni o restringimenti di superfici, chiaramente costituzionali, che hanno però determinato la frantumazione delle linee prospettiche e di quant'altro per sorprendenti conclusioni che contrastano vivamente con l'ampio respiro che si avverte in facciata.
In definitiva in questo quadro compositivo, dove non mancano i contrasti, si ravvisa comunque l'idea costante di una solida geometria mirata ad originare un valido prodotto architettonico per l'adozione di un metodo storicizzato o, più semplicemente convenzionale che però di lì a breve dovrà consegnare il "testimone" ad un'arte meno retorica -considerati i tempi - e più funzionale o razionale senza mai trascurare la lezione rinascimentale.
PALAZZO PAGLIUCA
L'edificio in esame, ubicato in posizione preminente nell'ambito dei centro abitato costituisce un significativo episodio dell'architettura dei XIX secolo.
Dotato di impianto irregolare su tre livelli con andamento discontinuo, presenta il paramento in muratura di pietrame ad intonaco grigioverde con una caratterizzazione di sobrietà cromatica che espressamente riprende l'edilizia gentilizia d'epoca. E' interessante rilevare come l'edificio, pur ricadendo in un settore urbano martoriato dal sisma dell"80, ne sia rimasto indenne così garantendo l'incolumità dei suoi inquilini; non accusa, pertanto, modifiche iconografiche né di struttura che si è conservata sostanzialmente integra nei caratteri fisionomici or ora espressi se solo si esclude la spazialità sicuramente riformulata nel tempo per ineludibili adeguamenti funzionali.
L'edificio, che data la sua collocazione in un momento in cui la "Koinè" architettonica, nazionale ed estera, subisce una clamorosa battuta d'arresto che la spinge nel trascorso architettonico attinto in più luoghi con diversificate ed alternative soluzioni (neoclassiche, romantiche ed eclettiche) che demarcano l'incertezza dei momento, sembra prendere le distanze dal critico e, per certi versi, involutivo fermento artistico dei momento per ben inserirsi nel contesto edilizio urbano caratterizzato da una sintassi architettonica minore e pressoché omogenea, configurandosi nel suo carattere eclettico, sobrio e gradevole.
Perciò interessante il prospetto principale dalla sobria linea compositiva, scandito al piano terra da un omologo portale con decorazioni in chiave d'arco e nei dadi 'stilobati' che qui reggono piedritti; il linguaggio si fa più raffinato e prezioso se ci si volge al piano superiore dove viene precisata l'eleganza formale delle componenti, decorative quali le particolari paraste d'angolo lievemente scolpite, pur presenti sugli altri prospetti, atte a stemperare il tono altrimenti destinato ad essere banalmente piatto e greve e, soprattutto, il fregio ionico ad ovoli e dardi della cornice che aggetta sulla finestra, rilanciato in forme più corpose sulla fascia ornativa superiore dove il classico fregio sembra schiudersi da racemi d'acanto spinoso mentre bellamente incide la linea del coronamento per tutta la sua estensione; un suo richiamo, di tutt'altra natura e valore, è nella fascia marcapiano che si svolge lungo tutti i prospetti.
Lo stesso non si può certo dire dei lati secondari in quanto che non rivelano alcun genere di riscontro con il 'vocabolo' erudito .succitato né alcun'altra 'proposizione' cosicché la concezione originaria, presumibilmente più varia ed articolata, oggi è certamente contrastata da un divario che si traduce in un 'tegumento' di intonaci, vicario di una plausibile e coerente corrispondenza d'arte; malgrado ciò si ravvisa comunque la ricerca non casuale di un 'modus' quale si esprime nel rilievo e nella linea elegante dei balconi e del terrazzo in ferro battuto e lavorato e nell'assialità e simmetria delle parti non rivisitate.
Pertanto l'evidente interesse e cura dei particolari più svariati e la sintassi decorativa che segnatamente privilegia la 'citazione' erudita, che viene a fluire in una composizione classicheggiante, parlano quel linguaggio eclettico surrichiamato che qui, nell'episodio lucano, scongiura l'eccessivo ed appariscente individualismo che, spesso, ha etichettato l'Eclettismo quale indirizzo artistico poco determinato ed orinale e si attesta secondo gradevoli modalità per contenutezza e sobrietà.
Testo di Roberto Faggella
tratto da "BASILICATA REGIONE Notizie, 1995