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GIOVANNI LUCE DA EBOLI NEGLI AFFRESCHI DI S. FRANCESCO A PIETRAPERTOSA
In the church of Saint Francesco to Pietrapertosa there are several peintures among which the frescoes made by Giovanni Luce from Eboli, in the first half of XVI century.
These frescoes represent some scenes of the New Testament, some episodes of Saint Francesco's life and some figures of Saints in the triumphal arch.
With these work Giovanni Luce introduces Renaissance elements in the peinture of Basilicata: perspective, simplicity of the line, clairness of colours, that he takes by Umbrian peinture and such artists from Campania, as Andrea da Salerno, Stefano da Caiazzo and Criscuolo.
La chiesa di San Francesco a Pietrapertosa sorge a ridosso del lato occidentale dell'omonimo convento, fondato nel 1474, per volontà di Papa Sisto IV.
Alla facciata principale si addossa una sorta di pronao, costruito nel XVII secolo, che accoglie al piano superiore la cantoria con un coro ligneo del XIV secolo e, al piano inferiore, due ambienti dalle volte a crociera affrescate con motivi floreali, putti e immagini di santi, dai quali si accede alla chiesa.
Questa consta di un'unica navata coperta da capriate lignee, sulle cui pareti si dispongono diversi altari e
Dipinti (1) , terminante in un presbiterio a pianta quadrata, contrassegnato da un ampio arco trionfale a sesto acuto e da un soffitto a crociera.
Quest'ultimo ambiente, situato ad un livello leggermente più alto rispetto alla navata, presenta una serie di pregevoli affreschi eseguiti, nel primo Cinquecento, da un pittore che si firma come Ioannis Luce de Ebulo (2) il quale, in un clima di calda adesione ai modi del gotico internazionale, irrompe con un linguaggio figurativo basato sulla semplicità lineare e sulla costruzione plastica e volumetrica della forma, plasmata essenzialmente dal colore, dipingendo anche il polittico (3) della stessa chiesa, in asse con l'altare maggiore, e i ritratti di Santi e Sante (4) nell'intradosso dell'arco trionfale. Gli affreschi, disposti sulle due pareti laterali del presbiterio, consistono in due ordini - più cimasa - di sequenze narrative tratte dal Nuovo Testamento e da una fascia in basso con episodi, e relative iscrizioni di commento, della vita di San Francesco, separati da lesene con capitelli e cornici decorate a grottesche, consoni al gusto dell'epoca. Sulla parete di sinistra, in basso, è effigiato un autoritratto in miniatura del pittore, raffigurato con lunga barba e in atteggiamento di preghiera.
Sulla stessa parete si dispongono, a partire dall'alto, la Natività, nell'ordine inferiore l'Adorazione dei Magi e la Presentazione al Tempio, nel terzo ordine la Resurrezione, la Discesa dello Spirito Santo e l'Incoronazione della Vergine. Sulla parete di destra trovano posto, in alto la Preghiera di Gesù nell'orto, nell'ordine intermedio la Cattura, la Flagellazione e la Coronazione di spine, nel registro sottostante la Salita di Cristo al Calvario, la Crocifissione, e la Deposizione.
La lettura delle scene neotestamentarie è dunque circolare: si parte dalla cimasa e dal primo registro della parete di sinistra, si leggono tutti e tre gli ordini di quella di destra e si giunge alle ultime tre scene dipinte sulla parete di sinistra.
La Natività, di cui è visibile soltanto un frammento, mostra il Bambino a terra, semisdraiato su un fianco, due pastori rivolti verso di Lui e le teste del bue e dell'asino.
Nell'ordine inferiore il primo riquadro presenta l'Adorazione dei Magi. Sullo sfondo di una capanna diroccata e di un paesaggio color verde chiaro a rocce digradanti, Maria e Giuseppe accolgono i Magi che, avvolti in eleganti abiti di foggia cinquecentesca, recano doni a Gesù. Questi con una manina regge una pisside mentre con l'altra si protende ad accogliere un nuovo dono. La scena successiva, della Presentazione al Tempio, si svolge all'interno di un edificio dalle forme architettoniche rinascimentali. Salomone, seduto su uno scranno all'interno di una nicchia decorata con una superba conchiglia marmorea, tiene in piedi sulle ginocchia il Bambino, dal corpo ben modellato, mentre Maria e Giuseppe, alla sinistra del riquadro, pregano con le braccia incrociate sul petto.
In basso, nel riquadro con la Resurrezione Cristo, sullo sfondo di un paesaggio verde costituito da rocce alternate ad alberi, si erge statuario nella sua seminudità sul sepolcro aperto, costituito da uno squadrato parallelepipedo marmoreo. Ai suoi piedi gli armigeri, fasciati in pittoreschi e variopinti abiti cinquecenteschi, giacciono addormentati. Nella scena successiva, dedicata alla Discesa dello Spirito Santo, un gruppo di astanti nimbati, avvolti in panneggi sinuosi ed eleganti, guarda verso l'alto una nuvola in cui aleggia lo Spirito Santo.
Il terzo riquadro rappresenta l'Incoronazione della Vergine, incorniciata da variopinti angeli festanti.
La prima scena che si dispiega sulla parete di destra è quella in cui Gesù, genuflesso, prega nell'Orto degli Ulivi, mentre i discepoli giacciono in terra addormentati. In basso, si susseguono le scene della Cattura di Cristo, della Flagellazione e della Coronazione di spine. Nella prima Gesù, al centro della composizione con i polsi legati, appare circondato da diverse persone, tra le quali un centurione che lo trascina per la veste; nel secondo riquadro Cristo alla colonna, ripiegato su stesso, viene fustigato da tre sgherri dai corpi atletici, che si agitano in uno spazio rigorosamente descritto e circoscritto da due archi a tutto sesto, dietro cui stacca l'azzurro del cielo; nella terza scena, racchiusa in un enorme arco a tutto sesto, Gesù seduto su uno scranno, con indosso un manto scarlatto, viene incoronato con spine.
Nell'ordine sottostante domina il tema della Croce: Gesù, con indosso tunica e gambali rossi, porta in spalla la croce nella sua salita al Calvario, mentre un astante lo deride, portando le mani alla bocca in atteggiamento di scherno; di seguito Gesù crocifisso si staglia sullo sfondo di un paesaggio la cui profondità è suggerita dalle diverse gradazioni di verde; la scena finale vede Cristo deposto dalla Croce ad opera di figure che, più che essere ritratte singolarmente, sono funzionali, nel loro disporsi, al drammatico svolgimento della narrazione.
La fascia con gli episodi tratti dall'iconografia francescana mostra, sulla parete di sinistra, il crollo della chiesa, S. Francesco e il lupo, i Fraticelli e la borsa dei danari, S. Francesco che parla agli uccelli, il miracolo di Pomarico, la Cacciata dei demoni, sulla parete di destra, Annunzio e Nascita di S. Francesco, S. Francesco che restaura la chiesa, S. Francesco che rinunzia alle ricchezze, S. Francesco che sposa la Povertà.
Nel primo riquadro è visibile, a destra, soltanto la chiesa che sta per crollare. Nel secondo, sullo sfondo di un paesaggio costituito da rupi e massi, in presenza del popolo stupito e di un altro fraticello, San Francesco si rivolge al lupo che, mansueto, gli porge la zampa. Il terzo scomparto descrive l'episodio in cui i denari contenuti nella borsa trovata da San Francesco si trasformano in serpenti non appena questa passa nelle mani del compagno. Nel riquadro successivo Francesco, dall'alto di uno squadrato baldacchino di legno, parla alle rondini appollaiate su un albero, mentre il popolo assiste, seduto in platea, all'avvenimento. La scena seguente, aggiuntiva rispetto a quelle dell'iconografia tradizionale del Santo, narra il miracolo di Pomarico: una madre, seguita dalle popolane, reca, implorante, il corpo privo di vita della sua bambina, affinchè San Francesco la resusciti. Di seguito è il riquadro in cui San Francesco, radunato il popolo, scaccia i demoni. Questi, raffigurati sottoforma di piccole sagome nere dall'aspetto animalesco, si danno alla fuga sopra la platea sgomenta degli astanti. La settima scena rappresenta la nascita di Francesco in una stalla. Mentre il bimbo viene lavato in un catino dalle ancelle, la madre del piccolo giace, avvolta nelle coperte, in un letto a baldacchino. I due riquadri successivi, completamente illeggibili a causa di una abrasione sulla parete, sono seguiti dall'episodio in cui Francesco fa ricostruire la chiesa crollata. Solerti operai, ritratti realisticamente su una impalcatura sostenuta da travi di legno, seguendo gli ordini di Francesco, avvolto ancora nelle ricche vesti da giovinetto, trasportano la calce e dispongono le pietre. Nella nona scena Francesco rinunzia ai beni terreni e appare nudo e genuflesso dinanzi al vescovo che, seduto su uno scranno con indosso la mitria vescovile e una tunica bianca coperta da un mantello rosso bordato da ricami preziosi, lo riveste con il saio da frate. Assistono alla scena due spettatori, forse il padre e la madre del Santo. L'ultimo riquadro mostra San Francesco che prende per mano una donna scalza e vestita di stracci, simboleggiante la povertà.
Entrambi i cicli affrescati da Luce da Eboli, il cui linguaggio - secondo la Grelle -" penetra profondamente nella regione forse anche per la possibilità di riduzione ad elementari rapporti di linee e colori", risentono degli influssi della cultura umbra filtrata attraverso i modi e le forme dei campani Stefano Sparano da Caiazzo, autore di un polittico su tavola nella chiesa di S. Nicola di Tolve, Criscuolo e del raffaellita Andrea Sabatini da Salerno, autore del trittico di Banzi e della cona di Bella, a cui guarda lo stesso Sparano. Ma, se nelle storiette francescane predomina la freschezza e l'immediatezza espressiva, suggerite da un tono meno e aulico e più popolano, nei riquadri neotestamentari il richiamo al Perugino e al Pintoricchio è molto evidente. Le figure vestono abiti eleganti, panneggi ampi e drappeggiati, dai colori sgargianti, ed assumono la posa leziosa, quasi danzante, dei personaggi del Perugino. L'armonia compositiva poggia essenzialmente sul nitore lineare e cromatico della composizione, rappresentato soprattutto dal paesaggio semplice, essenziale, quasi astratto, tipico della pittura umbra, e sulla ricerca della simmetria formale basata sul mirato disporsi e atteggiarsi dei personaggi e sull'intenzione prospettico spaziale, evidente in misura maggiore nei riquadri con la Resurrezione di Cristo e con la Presentazione al Tempio che riflettono l'eco della pittura umbro-laziale nella sua più schietta aderenza alla cultura prospettica di Piero della Francesca.
Convenuto, oltre a chiamare in causa lo Sparano per le "dolci fisionomie del volti degli Apostoli nella Discesa dello Spirito Santo" già espresse nella Madonna con Bambino e Sante dell'Annunziata di Aversa e nel polittico di Tolve, mette in parallelo le scene affrescate da Luce con tutta una serie di dipinti dell'Italia centrale della prima metà del XVI secolo. Per lo studioso "nella Resurrezione, l'impostazione spaziale e il modo di ritrarre le figure dei soldati in primo piano rammentano una genuina citazione di Marcantonio Aquili che nel 1511 eseguì il polittico con la Resurrezione del Museo Civico a Rieti", mentre nella Deposizione le pie donne farebbero pensare ad una commistione con il Rimanda e la Flagellazione rivelerebbe una nuova riflessione sui modi espressivi di Pedro de Aponte che, ad Atri, avrebbe assimilato la cultura di Bramante.
Certo è che Giovanni Luce, che potrebbe anche coincidere con Giovanni Luca de lo mastro, da Eboli che avrebbe eseguito alcune opere nel Palazzo Sanseverino a Napoli e a cui il principe di Salerno avrebbe concesso in feudo, nel 1542, "e con la adoa di due campanelli all'anno 60 tomoli di terra ..." fu un allievo dello Sparano da cui desunse la profondità spaziale, il taglio netto dei piani, la semplicità della forma, la vena ritrattistica e il turgore plastico dei panneggi e un seguace di Andrea da Salerno da cui trasse l'equilibrio compositivo e formale di puro stampo classicista.
Note
1 Tra le tele presenti nella chiesa di San Francesco ricordiamo: l'Addolorata e il S. Rocco di Lorenzo De Caro (sec. XVIII), la Deposizione di Francesco Romano da Laurenzana (seconda metà del '600), l'Immacolata di Francesco Guma (1628), e il Sant'Antonio del Pietrafesa (1631); tra gli affreschi: una Madonna del Rosario tra San Giovanni Battista e San Giovanni Evangelista attribuita a Giovanni Todisco (prima metà del '500), sulla parete di retrofacciata, una Madonna del Rosario ed un Transito della Madonna e, sulla parete dell'arco trionfale, illeggibili episodi tratti dal Vecchio Testamento.
2 Giovanni Luce da Eboli ideò anche il Cristo in Maestà, le storie di Santa Caterina di Alessandria ed altri brani nella chiesa di Sant'Antonio a Cancellara; è incerta, invece, l'attribuzione, da parte di Anna Grelle, degli affreschi nella chiesa di San Francesco ad Eboli, sua città natale, assegnati dal Kalby ad Andrea da Salerno.
3 Sul polittico sono raffigurati: l'Eterno, il Cristo di Pietà, l'Annunciazione, i SS. Caterina d'Alessandria e Bonaventura, S. Pietro, i SS. Giovanni Battista e Francesco, i SS. Giovanni Evangelista e Antonio e i SS. Bernardino e Pietro martire tra i quattro Santi martiri del Marocco.
4 S. Vito, S. Silvestro, S. Elisabetta, S. Agata, S. Margherita, S. Lucia, S. Maria Maddalena, S. Barbara, S. Apollonia, S. Sofia, S. Eligio, S. Sebastiano.
Bibliografia
L.G. KALBY, Classicismo e Maniera nell'officina meridionale, Napoli, 1975, p. 27;
A. GRELLE-IUSCO, Catalogo della Mostra. Arte in Basilicata, Roma, 1981;
G. CIOTTA, Insediamenti francescani in Basilicata, Ediz. Ministero Beni Culturali e Ambientali, 1988, pp. 163-167;
A. CONVENUTO, Insediamenti francescani in Basilicata, Ediz. Ministero Beni Culturali e Ambientali, 1988, pp. 167-172.
Testo di Rosa Villani
tratto da "BASILICATA REGIONE Notizie, 1999