Largo Duomo -
L'edificio originario del XIII secolo, dedicato alla Beata Vergine
Assunta, fu successivamente intitolato al patrono di Potenza, S. Gerardo,
un vescovo piacentino appartenente alla famiglia La Porta, approdato in
Lucania ai primi del 1100. Il Duomo è stato ricostruito alla fine del
XVIII secolo per volere del vescovo Andrea Serrao, che affidò il progetto
ad un allievo del Vanvitelli, l'architetto Antonio Magri. Da allora
l'aspetto della Cattedrale è decisamente mutato: da basilica romanica a
tre navate, si è trasformata in un edificio di chiaro gusto neoclassico.
La Cattedrale, all'esterno semplice e sobria, presenta una facciata
principale a due spioventi. Il portale architravato duecentesco,
sormontato da un timpano al centro del quale è inserito lo stemma del
vescovo Claverio (1646-1672), fa da cornice a due ante bronzee, realizzate
dall'artista Giovanni Niglia nel 1978. La porta sviluppa, in una sequenza
continua, un complesso tema narrativo: al centro il Cristo risorto, ai
quattro angoli i simboli degli Evangelisti, dall'alto in basso episodi
della storia del popolo potentino dal 1111, anno in cui fu acclamato
vescovo Gerardo La Porta.
L'ingresso principale è preceduto da un'ampia gradinata "a ventaglio" di
restauro, mentre sul lato destro si apre un accesso secondario, una sorta
di pseudo-protiro con timpano sorretto da colonne di probabile epoca
romana, preceduto da una gradinata di ridotte dimensioni. Il Duomo ha un
impianto "a croce latina", il cui transetto presenta bracci di dimensioni
diverse: quello sinistro è visibilmente più profondo di quello destro.
Varcato l'ingresso principale, a destra, si succedono quattro arcate
laterali. Nella prima, attraverso una cancellata in ferro di XIX secolo,
di chiaro gusto tardo borbonico, si vede un fonte battesimale con
basamento in rame e parte superiore in bronzo a cui fa da sfondo tematico
un affresco realizzato dal Prayer nel 1934. Nella seconda, su un altare
marmoreo si conserva una modesta scultura raffigurante San Gaetano da
Thiene, opera di bottega napoletana del XIX secolo. Oltrepassato
l'ingresso secondario, all'interno di una nicchia, è una statua lignea che
rappresenta la B.V. del Carmine. La scultura, risalente alla prima metà
dellOttocento, mostra chiaramente la ripresa di elementi iconografici
settecenteschi. La navata, il transetto e la zona absidale sono coperte da
volte "a botte lunettate", affrescate negli anni Trenta del secolo scorso
dal pittore Mario Prayer, su commissione del vescovo mons. Bertazzoni.
Occupa il braccio destro del transetto una cappella dedicata a S. Gerardo,
delimitata da una cancellata in ferro a doppio battente. Al suo interno si
ammira un altare di scuola napoletana in marmi policromi della prima età
del Settecento, nel cui paliotto un'urna contiene le reliquie del patrono.
Al di sopra della mensa, all'interno di un'edicola impreziosita da
elementi marmorei, è custodita la statua di S.Gerardo in legno policromo,
rappresentato in trono nell'atto di benedire con la mitra e con il
pastorale nella mano sinistra. La scultura, risalente al XV secolo, è
stata restaurata nel 1880, stando a quanto si legge su un'iscrizione posta
alla base. Fa da cornice alla statua una maestosa scenografia di gusto
barocco, affrescata sulla parete di fondo della cappella: ai lati del
patrono, all'interno di edicole, due figure femminili recano l'una una
croce, l'altra una fiaccola. Nella lunetta un affresco ricorda il miracolo
della trasformazione dell'acqua in vino, operato dal Santo in una campagna
del Potentino. Al centro del presbiterio, sopraelevato di circa un metro
rispetto alla navata, è posto l'altare maggiore, realizzato durante i
lavori di restauro degli anni Settanta del secolo scorso con pregiate
tarsie marmoree recuperate dal precedente altare. Di particolare rilievo
il paliotto posteriore, che reca al centro un rosone di pregio e ai lati
due bassorilievi in marmo raffiguranti stemmi vescovili. Le pareti
laterali del presbiterio e dell'abside sono adornate da oli su tavola,
realizzati dal pittore Onofrio Bramante nel 1980, una sorta di cornice
narrativa alla pantografia del Cristo Risorto, che campeggia al centro del
catino absidale. Particolarmente ricca è anche la decorazione delle volte
"a botte lunettate" del presbiterio e dell'abside. Al centro dell'abside
una grossa grata ricopre delle scale che conducono sotto l'altare maggiore
dove si conservano resti di un mosaico policromo di III - IV secolo d.C.,
rinvenuto negli anni Sessanta nel corso di interventi di restauro nel
settore absidale. In corrispondenza dell'arco trionfale, il pavimento
musivo è in parte racchiuso dal basamento di una muratura con andamento
circolare, sul cui prolungamento rettilineo sinistro si conservano resti
di affreschi, considerati probabili residui di una cripta di epoca
romanica. La pianta emersa dagli scavi, con abside rivolta ad Oriente,
sembra rimandare inequivocabilmente ad un edificio sacro paleocristiano,
mentre si presenta più difficile l'interpretazione della funzione
dell'area pavimentata a mosaico, con tutta probabilità un "martyrion",
cioè una zona in cui si custodivano i corpi dei martiri. Sulla parete di
fondo, un altare di XVIII secolo in marmo policromo conserva all'interno
del paliotto un'urna contenente le reliquie di S. Genuaria, trasportate a
Potenza dal vescovo De Torres nel 1645. In verticale si sviluppa un grande
affresco raffigurante il simbolo dell'Eucarestia, a cui fanno corona una
serie di puttini e figure alate immerse in un'evanescente coltre di nubi.
Nella lunetta superiore, con la rappresentazione del solenne momento
dell'Ultima Cena, si conclude il tema narrativo accennato nell'affresco
sottostante. Completa l'apparato decorativo della cappella il dipinto
della volta in cui il Cristo è circondato dal popolo. Sulla parete di
sinistra si ammira un crocifisso ligneo tardo gotico di pregevole fattura,
risalente al XV secolo, mentre sulla parete opposta una grande tela,
commissionata al Prayer da mons. Bertazzoni nel 1939, raffigura S.
Giovanni Bosco circondato da fedeli lucani. Segue una cappella più
raccolta, denominata "dell'Immacolata" da una scultura lignea policroma
del XVIII secolo raffigurante la Vergine nell'atto di schiacciare il capo
del serpente. Si custodisce nella cappella anche un sarcofago bronzeo
contenente le spoglie di mons. Bertazzoni, realizzato dallo scultore
Friscia nel 1979.
Sul basamento della lesena, posta tra la cappella dell'Immacolata e
l'arcata successiva, è murata una iscrizione funeraria, risalente agli
ultimi anni del I sec. d. C.
pubblicazione autorizzata:
Comune di Potenza - unità di direzione
cultura, politiche giovanili, promoz. immagine
( testo: D. Mancusi - C. Serra )