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LA FORESTA GRANGIA-CATERINA
La Foresta Demaniale Regionale Grangia-Caterina (1) dell'estensione complessiva di 1.119 ettari fu venduta dagli eredi dell'Onorevole Materi e da altri privati al Demanio tra il 1914 e il 1919. In particolare furono acquistati dallo Stato i boschi S. Domenico, Monaco e Brindisi appartenuti all'ex Grangia di S. Demetrio dipendente dall'amministrazione della Certosa di Padula (2) e iI bosco S. Caterina sul versante sud del Monte Romito, sovrastante il torrente Monaco.
Nel 1449 il feudo era pervenuto per usurpazione ad Antonio Sanseverino V, Conte di Tricarico e da questi ai figli Luca e Roberto che lo donarono ai monaci Basiliani, per la parte denominata Pietra Morella, compresa tra il vallone delle Corna (attuale Vallone Monaco) e il bosco Pallareta.
In questo luogo sorgeva la Chiesa Vecchia posto sulla via per Vaglio, facente parte dei beni dell'ex Badia dl Pietra Morella confirmata dal Pontefice Nicola V, tra il 1450 e il 1455.
Dopo il terremoto che distrusse Brindisi di Montagna nel 1456, Nicola Sanseverino donò i boschi ed i terreni appartenenti alla Badia dell'Acqua Calda o di S. Basilio (3) ai Padri Certosini di Padula i quali edificarono un fabbricato rurale con ovili e ricoveri per contadini.
L'atto di designazione della Grangia di S. Demetrio a firma dei Rettore Gerardo Curch, detto Dionisio Canonico Potentino, fu confermato nel 1505 con Bolla di Papa Giulio lI.
Fu dedicata a San Demetrio da Irene Scandemberg, figlia dell'eroe albanese e moglie di Nicola Sanseverino, principe di Bisignano.
Il termine "grangia" deriva dal latino granica o dal francese "granche" ed indica l'organizzazione agricola dei territorio ad opera dei monaci i quali curavano l'amministrazione, la produzione e la conservazione dei prodotti agricoli nel complesso di edifici rurali adibiti a vari scopi.
Nel 1700 I Certosini estesero i loro possedimenti sul Basento a tutto il Feudo di Pietra Morella, ampliando ed abbellendo il fabbricato posto sulle pendici del Monte Romito ed incaricando per il governo dei territori estesi per 13 mila tomoli (5.349,50 ettari) due frati laici (grangieri) designati dalia Certosa di Padula alla quale spettava la rendita di 1.000 ducati.
AI Comune di Brindisi rimase il diritto "di fida dell'erba e la vendita del legname morto nel bosco". Fino al 1798 la Grangia di S. Demetrio era tenuta al pagamento annuale di trecento ducati per l'armamento marittimo contro gli Infedeli.
Con II governo napoleonico e per effetto della legge del 1806, l'Ordine Monastico dei Certosini (4) fu soppresso ed i beni dell'ex Grangia furono acquistati nel 1809 dalla famiglia Blasi di Pignola.
Con il ritorno del governo borbonico i monaci ripresero possesso della parte rimasta invenduto e in specifico del Sativo, una estensione coltivata sovrastante II fiume Basento.
L'intera struttura edilizia appare oggi in grave stato di degrado.
Sul lato nord sono visibili; la torre di difesa ed avvistamento a pianta quadrata coronata da merli ed un grande camino, in parte crollato insieme al sottostante vano forse adibito originariamente a forno o cucina. Le continue Incursioni piratesche nei territori posseduti dalla Certosa di Padula, costrinsero infatti i monaci a fortificare le loro grangie con torri di difesa.
L'ingresso principale del complesso architettonico è posto sul lato ove è visibile un grande portale In pietra con ampio atrio con le aperture che conducevano in origine alle abitazioni dei grangieri e dei monaci. Questa parte dell'edificio è oggi adibita ad abitazione di proprietà privata.
Un secondo portale conduce in un atrio, originariamente affrescato e con iI soffitto cassettonato, alla cappella ed al cortile interno ove si aprono numerosi ingressi ai magazzini.
Questi ingressi, posti a varie altezze e raggiungibili mediante scale, si trovano al di sotto di arconi di sostegno del piano superiore, originariamente anch'essi affrescati.
Sempre nel cortile, sul lato est, le finestre sono intervallate da motivi ornamentali. Sulla facciata di un edificio isolato dal corpo principale della Grangia, sono incastonate due mostre in pietra lavorata che sorreggevano alti anelli di ferro per la legatura degli animali, recanti incise le lettere della Certosa di Padula.
La maggior parte dell'attuale estensione della Foresta Demaniale Regionale, ricadente tutta nel territorio di Brindisi di Montagna, è costituita da fustaie di latifoglie (852 ettari) in prevalenza cerro.
Rappresenta un'area di notevole interesse storico-architettonico ed ambientale. La presenza contigua della Grangia S. Demetrio offre inoltre un esempio di organizzazione del territorio nell'alta Valle del Basento tra II XVI ed il XIX secolo e potrebbe costituire, assieme alla vicina foresta dl proprietà regionale, la sede operativa di una possibile Riserva naturale ospitando sale per mostre e convegni e piccoli musei su tematiche inerenti l'area dell'Alto Basento.
NOTE
(1) La foresta Grangia-Caterina attualmente di proprietà regionale, viene gestita in virtù della L.R. N. 41/78, Gestione dei Patrimonio Forestale Regionale (B.U. Regione Basilicata N. 58).
E costituito da ambienti naturalistici diversi che offrono riparo a numerose specie faunistiche minacciate però dalla caccia di frodo.
(2) Oltre alla Grangia S. Demetrio di Brindisi di Montagna, il Cenobio certosino, già S. Lorenzo di Padula, fondalo nel 1306 da Tommaso Sanseverino, Conte di Marsico, amministrava in Basilicata numerosi territori ad esso pervenuti nel XV secolo, facenti capo alla Badìa di S. Maria la Purità e S. Basilio di Pisticci ed alla Grangia di Saponara (Grumento Nova).
(3) Secondo la tradizione, nei pressi del luogo denominato Pietra Morella, sorgeva un tempo molta acqua termale cfr. Pisani. Dall'Albania o Brindisi di Montagna. Cronistoria dal 1262 al 1928. Tip. Pompili. Palombara Sabina 1928.
(4) C. Valente La Mia Basilicata A cura del figlio G. Valente. Ed. Valente, Roma 1989.
Concetto Valente, archeologo e direttore del Museo di Potenza dal 1927 al 1954, nella Chiesa annessa alla struttura della Grangia S. Demetrio vi annoverava all'inizio del secolo un altare barocco con quadro della Vergine fra S. Nicola e S. Domenico, la statua di S. Lorenzo, alcune sedie ricche di intarsi lignei del Settecento ed un capitello del Rinascimento.
(5) L'Ordine Monastico dei Certosini nasce nell'XI secolo e si ispira agli Insediamenti di S. Brunona (1035-1101), patriarca certosino nato in Germania e morto in Calabria nei pressi di Squillace ove fondò una Certosa con il titolo di S. Stefano in Bosco. I certosini sono monaci cenobiti come i Benedettini e solitari e contemplativi come I primi monaci eremiti.
tratto da "BASILICATA REGIONE Notizie, 1989"Autore: Testo di Antonio Bavusi