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Rocco Scotellaro
Nasce il 19 aprile 1923 a Tricarico. Proviene da una famiglia di artigiani, vissuta in un ambiente e in un paese del tutto contadini: il nonno paterno ciabattino e la nonna levatrice, il padre e gli zii ciabattini e suonatori di strumenti, il nonno materno fabbro e la madre, Francesca Orlando, che, a differenza di quasi tutte le donne della sua condizione, sa leggere e scrivere ed è lei a buttar giù molte delle lettere spedite agli emigrati. Dopo le elementari, prosegue gli studi a Sicignano degli Alburni, presso il Convitto Serafico dei Cappuccini, poi a Cava dei Tirreni, poi si sposta tra Matera, Tricarico, Potenza, Trento, dove consegue la maturità classica e prende i primi contatti teorici con il socialismo. Si iscrive a Giurisprudenza a Roma nel 1942, ma la guerra e la morte del padre (14 maggio 1942) lo costringono a tornare e cambiare Università, prima a Napoli, poi a Bari. Matura la sua adesione al PSI (4 dicembre 1943), grazie anche al contatto con la drammatica condizione dei contadini lucani. Membro del Comitato di Liberazione a Tricarico, sin da giovanissimo, prende parte alle lotte contadine del suo paese per migliorare le loro condizioni di vita. Nel 1946 conosce Carlo Levi e Manlio Rossi Doria, e restano amici sino alla sua morte. A 23 anni diventa sindaco: impegnando i disoccupati fa realizzare diversi lavori pubblici e l'ospedale di Tricarico, ma viene ingiustamente accusato di peculato e incarcerato per breve tempo.
Ai disoccupati sono dedicate numerose poesie di protesta, in cui vengono rievocate le loro giornate fatte di bar e sigarette, fatte di una speranza per trovare una strada sicura e del desiderio di lottare per una nuova qualità di vita.
Ma le poesie di Scotellaro non potrebbero dirsi tali se all'impegno politico e sociale non si mescolasse il vissuto individuale:le speranze, gli amori, anche i ricordi del carcere e insieme un amore profondo per la natura aspra e forte del suo paese. Poesie povere, dalle immagini naturalistiche e dalle rime facili e dal linguaggio contadino.
Da esse emerge un atteggiamento volto ad accettare la vita, rispettare il lavoro nelle sue varie forme, una capacità acquisita attraverso il contatto diretto con il mondo contadino. Non è dunque difficile comprendere come il poeta sia diventato, soprattutto al Sud, una specie di mito. Rocco è del tutto nel mondo dei “Padri contadini”, come lo chiama in tante poesie.
Rocco e i contadini si scoprono a vicenda: attraverso l'esperienza del mondo contadino il poeta scopre se stesso, la famiglia, il paese, lo stato; attraverso l'esperienza e il metodo di Rocco, sono questi che scoprono se stessi, la famiglia, il paese, lo stato. Questa scoperta è la ragione per cui è stato scritto sulla sua casa: Rocco Scotellaro/poeta/della libertà contadina . Non è una frase, un elogio, né si riferisce soltanto alle vicende di quel tempo, né al contenuto di quelle sue poesie dove si esprime la difficile conquista della terra, né ai movimenti che egli diresse.
Nelle sue opere racconta non soltanto i problemi del Mezzogiorno contadino italiano, ma problemi di centinaia di milioni di uomini di ogni paese, che, con colori, tradizioni e vicende diverse, sono soprattutto i problemi sinceri dei giovani di oggi, degli uomini nuovi che si trovano a modificare la società per modificare se stessi.Autore: Tratto da: CARMELA BISCAGLIA SABRINA LAURIA, Tricarico storia arte cultura, 129