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FRANCESCO MIGLIONICO: UN VIOLINISTA DIMENTICATO

" (..) Sarebbe difficile dire quali numeri del programma sono piaciuti di più, ma l'assolo del violino del Sig. Francesco Miglionico rimarrà per lungo tempo nella memoria del pubblico. II violinista si colloca tra i migliori dell'America di oggi, e porta con sè un ricordo offertogli a Jacksonville, Fla, dalla sig.ra Frances Falson Cleveland" (1).
Così un cronista del prestigioso "Times" di New York commentava un concerto nel quale si era esibito il violinista che negli Stati Uniti veniva considerato tra i "migliori" del momento, Francesco Miglionico.
Non ci è dato sapere di quale concerto si trattasse, dove si fosse svolto e quali musicisti vi presero parte. Ciò che è piuttosto chiaro, reso evidente dal commento enfatico del cronista dell'epoca, è invece la presenza tra i musicisti di un violinista di primo piano, F Miglionico, appunto. Chi era costui?
II suo nome non compare in nessun volume dedicato ai grandi musicisti. Nulla, o quasi, si sa sul suo conto, sulla sua attività e sulla sua vita che è avvolta in un fitto alone di silenzio che solleva profondi interrogativi: come mai del Miglionico non si ha alcuna notizia? Come mai, malgrado il successo ottenuto negli Stati Uniti sul volgere del secolo, e sul quale la critica non serbava alcun dubbio, il suo nome è oggi pressoché sconosciuto, sprofondato nel silenzio più profondo?
Innanzi a questi interrogativi, formulati nella loro eloquente essenzialità, non abbiamo molte possibilità di risposte. Delle due, l'una: o i commenti della critica furono esageratamente positivi ed amplificarono un successo più apparente che reale, il che legittimizzerebbe il silenzio attuale; oppure il riconoscimento effettivamente ci fu ma non fu tale da porre il Miglionico all'apice dei successo, il che avrebbe comportato l'incisione indelebile dei suo nome nei grandi libri della musica in cui invece non compare.
A pensarci bene, tuttavia, accanto a queste ipotesi di carattere diacronico, ovvero legate ad episodi di inizio secolo, ve n'è un'altra, sincronica, più vicina ai nostri giorni, che tira in ballo il presente e le sue modalità di rapportarsi al passato, un'ipotesi che colpevolizza noi;: incuranti di alcune cose, incapaci di sollevare la polvere che la storia lascia depositare sugli avvenimenti "minori" ed inermi rispetto ad alcune correnti storiografiche che si sono imposte anche in questo ambito e che privilegiano i cosiddetti "grandi", come se gli "Annales" (2) non fossero mai esistiti.
Potrebbe quindi risiedere nel presente, nel suo modo di intendere e di ricostruire gli episodi dei passato, nelle modalità di accostarsi agli avvenimenti "minori" la chiave per comprendere, pur solo in parte, il silenzio che avvolge il Miglionico. Le ragioni dei silenzio potrebbero risiedere nel presente e nella sua schematica ricostruzione dei passato, nel suo privilegiare solo alcuni circuiti, alcuni nomi e non altri, ancora, nella sua incapacità di progettare e di realizzare sistematiche operazioni di ricerca e di scavo storico.
II silenzio che avvolge il Miglionico potrebbe quindi essere inteso come il tributo pagato per elevare sui massimi gradini i grandi musicisti i cui nomi - meno la loro musica - ci risultano familiari fin dai banchi di scuola e ancor più oggi che ne abbiamo le trasfigurazioni cinematografiche. Sono i nomi di Mozart, di Beethoven, di Verdi sui cui piedistalli incombe l'ombra dei sacrifici immolati: quello dei Miglionico e di tanti altri dalle cui mani pure dovettero vibrare le corde che produssero tanta musica, incommensurabile rispetto a quella dei grandi maestri, ma senza la quale quella dei maestri non sarebbe stata definita tale.
Se dunque nei meandri della storia le vicende dei Miglionico, si ; sono perdute, alla ricerca storica compete di scavare in tali---, meandri, nel tentativo di riscoprire alcuni episodi di vita cosiddetta minore, sui quali tuttavia si intrecciano e si intersecano episodi di altro genere. Come questo scavo debba avvenire spetta alla riflessione storiografica stabilirlo, nella certezza, dei resto scontata, che non esistono storie di vita avulse dallo scenario e dal contesto socio-culturale complessivo.
Ritorniamo al Miglionico: che si trattasse di un violinista di grande successo pare non ci debbano essere dubbi, eventualmente fugati dai commenti espressi da autorevoli e prestigiosi critici riportati a margine di un articolo che apparve tra le pagine di una delle più importanti riviste musicali degli Stati Uniti di inizio secolo: il "The Metronoms" di New York.
L'edizione dei Gennaio dei 1901 dei prestigioso mensile di New York reca in copertina un ritratto fotografico dei Miglionico e all'interno un articolo piuttosto particolareggiato sulle tappe più importanti della sua vita e della sua carriera (3).
E' unicamente a questa pubblicazione che dobbiamo le notizie di seguito riportate. Veniamo dunque all'articolo e portiamoci sulle orme dei Miglionico. AI suo seguito compiremo lunghi viaggi che ci condurranno da Viggiano (PZ) suo paese natale, nei salotti sfarzosi della corte imperiale di Don Pedro II in Brasile, prima, e nelle orchestre degli Stati Uniti, poi.
Francesco Miglionico nasce a Viggiano (PZ) il 29 aprile 1861 e fin da bambino viene avviato allo studio della musica, reso estremamente fertile da una consolidata tradizione che si era affermata a Viggiano fin dal Settecento (4). A proposito dell'ambiente socio-culturale che non poco dovette stimolare il Miglionico, può essere utile riportare alcune considerazioni realizzate circa la vita .di un costruttore di arpe della stessa località, Vincenzo Bellizia. Valga per il Miglionico quanto si affermava a proposito del Bellizia. "Vincenzo Bellizia, all'anagrafe Vincenzo Giuseppe Raffaele, era nato nel 1801 a Viggiano dove si era consolidata una intensa attività musicale. Fin dal Settecento, utilizzando la pausa del lavoro nei campi imposto dal periodo invernale, contadini avvezzi alla musica, suonatori di zampogne e di ciaramelle, di arpa, di flauto e di violino lasciavano la Valle dell'Agri per raggiungere Napoli in occasione della novena natalizia. Dimostratasi remunerativa, tale attività sul volgere del secolo si era trasformata in attività fissa, praticata per tutta la vita da musicanti di professione che si spingevano oramai nelle maggiori città d'Europa e degli Stati Uniti. Ed è proprio dall'attività dei musicanti girovaghi, dal substrato musicale che si era sedimentato a Viggiano, dall'"humus" musicale fortemente radicato e capillarmente diffuso, che il Bellizia trarrà gli input che lo avrebbero condotto alla costruzione di arpe" (5). L'attività del Miglionico si poneva dunque sulla scia di questa floridissima tradizione sette-ottocentesca di musicanti girovaghi che alimenterà nel Novecento l'attività di una schiera di musicisti che dai paesi della Valle dell'Agri raggiungeranno le Orchestre più celebri del mondo. Solo per fare alcuni esempi estremamente indicativi per capire quale fosse il background nel quale il Miglionico si muoveva e che per certi versi anticipava, basterà ricordare che G. De Lorenzo e G. Messina, di Viggiano, occuperanno rispettivamente l'ambito posto di primo, flauto nell'Orchestra Sinfonica di Seattle e di St. Louis; che V. Cella, di Marsicovetere, sarà prima arpa dell'Orchestra Sinfonica di New York, diretta da A. Toscanini; che A. Nigro, di Viggiano, diplomatosi al Conservatorio "S. Cecilia" di Roma, dopo essere stato primo violino dell'Orchestra di Mantova diventerà primo violino della "Main Tivoli Orchestra" di Sidney; che V. Ferroni, di Tramutola, diplomatosi al conservatorio di Parigi, vincitore del prestigioso concorso "Le Figarò-Illustreé", sarà docente di composizione al Conservatorio "G. Verdi" di Milano e che L. De Lorenzo, di Viggiano, dopo essere stato primo flauto della Orchestra Filarmonica di New York divenne professore di flauto presso la "Eastman School of Music" di Rochester nonché autore di autorevoli monografie sulla storia e sul metodo del flauto che la "National Flute Association" americana ha ripubblicato nel 1992 (6).
Ritorniamo al Miglionico. Terminati gli studi in Italia, all'età di 14 anni si reca in Francia. Ricopre per alcuni anni il ruolo di violinista in una compagnia lirica per poi raggiungere Rio de Janeiro dove lo attenderà un successo strepitoso. Frequenta per due anni il "Royal Conservatory of Music" concludendo gli studi con un esame brillante. Partecipa ad un concorso bandito dal conservatorio e si aggiudica il primo premio: una medaglia d'oro gli viene consegnata dall'imperatore Don Pedro II in persona. II successo è immediato, ma ben presto ridimensionato dalla improvvisa chiamata alle armi. Avuta la notizia dell'imminente partenza del Miglionico, l'imperatore "ricevette presso il Palazzo Reale - si legge nell'articolo - il suo giovane protetto con paterna benevolenza, e nel corso di una lunga conversazione tentò di persuaderlo a rimanere a Rio de Janeiro. Poiché il giovane artista non poté essere persuaso a rimanere, Don Pedro, come ultimo espediente, si rivolse direttamente a re Umberto ma senza successo poichè le leggi militari sono molto rigide in Italia, e il figlio del sovrano stesso non poté essere esentato" (7).
II Miglionico si ritrovò quindi in Italia. Vi rimase tre anni, il servizio militare espletato a Palermo non gli impedì tuttavia di continuare l'attività concertistica. In questo arco di tempo molte furono le presenze in orchestre importanti sotto la direzione di famosi direttori come Nicolai, Mancinelli e Bimboni (8).
Assolti gli obblighi di leva il Miglionico si apprestò a lasciare nuovamente l'Italia, con una nuova meta: gli Stati Uniti. Ad attenderlo questa volta vi saranno gli eleganti Hotels della Florida in cui il Miglionico avrà il consenso non solo come violinista ma soprattutto come direttore di orchestra.
A questo punto è forse opportuno terminare la ricostruzione della vita professionale del Miglionico, non prima tuttavia di aver riformulato alcune delle domande dalle quali eravamo partiti e che concernono la natura del presunto successo e le cause del succesivo oblio. Dall'excursus realizzato è possibile trarre elementi contrastanti che convalidano entrambe le ipotesi di carattere diacronico. Sembrerebbe, infatti, che il Miglionico nel corso della vita giovanile condotta in Brasile ed in Italia abbia avuto un indiscutibile successo che si è protratto negli Stati Uniti in circuiti di diverso genere, quindi di diverso calibro. Potremmo sintetizzare tale situazione asserendo che al successo giovanile realizzato in qualità di violinista nei circuiti "ufficiali" della musica classica (medaglia d'oro al concorso del conserva-.. torio di Rio, presenza nelle celebri. orchestre italiane) sia seguito un analogo successo in qualità di violinista negli Stati Uniti ma al di fuori dei circuiti più alti e prestigiosi. AI pieno successo dell'età giovanile segue quindi un parziale riconoscimento negli Stati Uniti. Ed è su questo che dobbiamo interrogarci, vale a dire sulla svolta che si registra con la permanenza del Miglionico negli Stati Uniti, dove il Miglionico sarà sì un ottimo violinista ma sempre ai margini delle orchestre filarmoniche più celebri.
Come mai il Miglionico non trova collocazione in alcuna delle grandi orchestre degli Stati Uniti? Perché sulla scena vi sono violinisti di maggiore talento o per ragioni di altro genere?
Un aspetto della vita professionale del Miglionico finora taciuta o, meglio, non opportunamente evidenziata può a tal proposito fornirci delle utili indicazioni. II Miglionico negli Stati Uniti, oltre all'attività di violinista si era dedicato all'attività di direttore di orchestra: aveva infatti fondato la `Miglionico's Orchestra" e la "Florida East Coast System" di cui era l'indiscutibile leader. Si profila quindi l'idea che il Miglionico non fosse riuscito ad imporsi come violinista in quanto aveva deciso di intraprendere una carriera diversa, quella di direttore di orchestra.
Alla luce di quest'ultima osservazione tutto quello che siamo venuti dicendo si illumina di una luce nuova ed acquisisce un diverso significato. Avevano asserito che nella vita del Miglionico fosse individuabile una prima fase di successo (Brasile, Italia) alla quale seguì una seconda di parziale insuccesso (Stati Uniti). Le ultime considerazioni realizzate, tuttavia, ci costringono a revisionare tale conclusione e a problematizzare e storicizzare il concetto stesso di successo, che è un concetto relativo e relazionale. II successo, per essere definito tale, necessariamente implica l'insuccesso di altri rispetto al quale può essere definito e soprattutto implica una scala gerarchizzata di valori dai quali trae alimento. E' lecito quindi chiedersi quali sono e quali devono essere i parametri per giudicare la vita professionale del Miglionico? Devono essere quelli della società e del tempo in cui lui visse o quelli del nostro tempo e della nostra società? Devono essere quelli legati alla sua concezione della vita e del successo o devono invece essere quelli esterni, quelli comunemente e collettivamente, nel suo o nel nostro tempo, ritenuti tali? In altre parole, sarebbe pertinente chiedersi se il Miglionico scelse di dedicarsi negli Stati Uniti alla direzione orchestrale seguendo una sua personale inclinazione o non fosse stato costretto a tale scelta per via dell'insuccesso registrato in qualità di violinista? Ancora una volta ci troviamo innanzi ad una scelta non facile, alla quale non sarà facile dare risposta.
L'analisi effettuata sulle vicende professionali del Miglionico è dunque servita per rispondere ad alcune domande, ma nel frattempo essa stessa ne ha poste di nuove e ad un livello problematico di maggiore complessità.
Partiti da alcune semplici considerazioni in relazione al silenzio che avvolge oggi la vita del Miglionico, ci ritroviamo adesso a dover rispondere ad altre e ben più inquietanti interrogativi le cui risposte non fanno nient'altro che sollevare altre domande. c L'analisi culturale - scrive C. Geertz - è intrinsecamente incompleta e, ancor peggio, più si approfondisce tanto meno è completa" (9). Non può essere diversamente e del resto ciò non deve affatto stupire e quantomeno scoraggiare.
La ricerca storica, come qualsiasi altra ricerca di carattere socio-culturale, non è mai riproduzione oggettiva della realtà ma soltanto processo di riduzione e semplificazione della complessità che domina il reale, decodificazione del
reale attraverso codici specifici e peculiari, non altro.
Ma nella misura in cui la ricerca riesce a problematizzare il reale e a raggiungere livelli di problematicità via via maggiori conserva un suo specifico fascino, che risiede in questo incessante processo di scavo e di ricerca, di domande e di risposte poste attorno ad un nucleo problematico che viene messo sempre meglio a fuoco.
La storia del Miglionico brevemente accennata, ricostruita attraverso una rivista ritrovata fortuitamente in una discarica edile, può forse estremizzare o, peggio, equivocare quanto siamo venuti dicendo, inserendo elementi e metodi che rigetterebbero la ricerca in una sorta di anarchismo metodologico.
Verrebbe da dire che, se un soffio di vento è bastato per sollevare i fogli dal cumulo della discarica edile e segnalare la presenza della rivista americana, la storia malgrado tutto trova da sè i mezzi per rivelarsi e farsi valere. Bene, la ricerca storica è anche questo, ma non specificatamente questo. La ricerca storica si serve pure di questo ma è ben altro. La vera ricerca, quella scritta é consapevolmente perseguita, quella criticamente sostenuta e teoricamente fondata, è tutt'altra cosa; è progetto, scavo sistematico e metodico per l'acquisizione del materiale documentario; è esplicitazione di disegni e di obiettivi conoscitivi; è verifica/falsificazione di ipotesi formulate; è controllo serrato di dati e di documenti.
Che poi le vicende del Miglionico abbiano posto in risalto che ogni storia, sia pur ritrovata, è pur sempre una storia ricostruita, che inevitabilmente risente delle esigenze, degli interessi e dei filtri posti dal presente sul passato, è altra cosa.
La storia del Miglionico, a prescindere da ogni considerazione, è ritornata alla luce. Deve molto ad un episodio di ritrovamento fortuito, ma, comunque siano andate le cose, quello che conta è che adesso sia al riparo dall'erosione del tempo. Essa costituisce un invito a frugare nei meandri del tempo affinché altre storie di musicisti "minori" possano essere recuperate. Senza queste storie "minori", quelle cosiddette "maggiori" non sarebbero potute esistere, e non si sarebbero potute scrivere.



NOTE
1) Sta in: G.S., Francesco Miglionico, "The Metronome", 1901, New York, Voi. XVII, n. 1, pg. 4
2) Per alcune indicazioni circa la corrente storiografica francese, si veda: L. Storie, "Viaggio nella storia", Laterza, Bari, 1987; M. Cedronio, F. Diaz, C. Caruso, Storiografia francese di ieri e di oggi, Guida, Napoli, 1977.
3) G.S., 1901, op. cit.
4) A tal proposito si rimanda a: E.V. Alliegro, "'I Viggianesi'. Musicanti girovaghi nei secoli XVIII e XIX" in: "Basilicata Regione", Potenza, anno VII, n. 3, 1994, pg. 38
5) E.V. Alliegro, "Una attività manifatturiera nella Basilicata di metà Ottocento, Vincenzo Bellizia, costruttore di arpe", in: "Basilicata Regione", Potenza, 1995, Anno VIII, n. 1, pg. 79.
6) A tal proposito si veda: GI Petrucci, "Leonardo De Lorenzo", in: "La Traviersere", Parigi, Ottobre 1993, pg. 45-49.
7) G.S. 1901, op. cit., pg. 4 8) IBIDEM
9) C. Geertz, "Interpretazione di culture", II Mulino, Bologna, 1987, pg. 69.
BIBLIOGRAFIA
Alliegro E.V., "'I Viggianesi': musicanti girovaghi nei secoli XVIII e XIX" in: "Basilicata Regione", Potenza, anno VII, n. 3, 1994.
Alliegro E.V., "Una attività manifatturiera nella Basilicata di metà Ottocento. Vincenzo Bellizia, costruttore di arpe" in: "Basilicata Regione", Potenza, anno VIII, n. 1, 1995.
C. Caruso, "Storiografia francesce di ieri e di oggi", Guida, Napoli, 1977.
Celeste G.R., "L'arpa popolare viggianese nelle fonti documentarie", Viggiano (PZ), Amministrazione Comunale di Viggiano, 1989.
Corvino L. "La tradizione dell'arpa a Viggiano", Roma, Romeo Porfidio ed., 1984.
C. Geertz, "Interpretazioni di culture", II Mulino, Bologna, 1987.
G.S., "Francesco Miglionico", in: "The Metronome", New York, 1901, Voi. XVII, n. 1.
Lapetina F., "Un nido d'aquila: Marsicovetere", in: "Risorgimento", Napoli, 23 luglio 1949, anno VII, n. 199.
Petrucci GI, Leonardo De Lorenzo, in: "La Traviersere";Parigi, Octóbre 1993. Ramagli N., Paesi e figure di Lucania, in: "Aspetti Letterari. Lucania d'oggi", anno XVII, fasc. III, Marzo-Aprile 1957.
Ramagli N., Paesi e figure di Lucania, in: "Aspetti Letterari. Lucania d'oggi", anno XVII, Fasc. IV-V, Luglio-Ottobre 1957.
Ranaldi M., "Vincenzo Ferroni", Potenza, Ermes, 1994.
L. Storie, "Viaggio nella storia", Laterza, Bari, 1987.

 

    Testo di Enzo Vicinio Allegro             
 tratto da  "BASILICATA REGIONE Notizie, 1995


 

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