In viaggio nella storia Arbereshe attraverso la tessitura della ginestra

A San Paolo Albanese la tradizione della cultura contadina

Annibale Formica

Avendo preso impegno di preparare una scheda tecnico-ilustrativa per la rivista, mi sono dedicato, in questi giorni, ad aggiornare e ad approfondire le mie conoscenze sulla tradizionale lavorazione della ginestra e sulla sua tessitura al telaio, in uso a San Paolo Albanese fino ad alcuni decenni addietro.

Prima che si distruggessero o sparissero i resti della cultura materiale e che se ne perdesse la memoria, nel Museo della Cultura Arbereshe di San Paolo Albanese i materiali, gli attrezzi, le usanze sono stati oggetto di una campagna di raccolta, di catalogazione, di studio, accompagnata da una costante attività di promozione e di valorizzazione.

Con l’esposizione degli oggetti si ècostruito un significativo itinerario di visita, con il quale si è posto al centro dell’attenzione non solo dei visitatori, ma dei Sampaolesi stessi, specie di ultima generazione, uno degli esempi più virtuosi della manualità agricola, pastorale e artigiana del paese.

Nel ripasso delle mie conoscenze sugli usi, costumi e tradizioni del mio paese, quasi per una provvidenziale coincidenza, mi ha fatto da stimolo il titolo, “L’incanto di chi sa lavorare con le mani”, di un recente articolo di Giorgio Bocca: un breve ma intenso inno all’homo faber, al lavoro manuale e alla capacità delle nostre madri di tagliare, cucire, ricamare, stirare e cucinare e fare una infinità di altri lavori domestici, e non solo.

Mi ha indotto a riandare ai ricordi del mio passato di figlio di questo paese, in una casa e in una famiglia di un padre muratore e di una madre casalinga.

Ho rivisto netta, come fosse oggi, la figura di mia madre, capelli bianchi, corpo minuto, tre figli mandati fuori paese a studiare, intenta a governare la casa, a svolgere i lavori domestici, ma anche i lavori dei campi, della vigna, dell’orto, a curare la semina, la pulitura delle erbe infestanti dei germogli del grano, la mietitura, ad amministrare il granaio, “kashun”, di famiglia.

C’erano giorni che la vedevo di ritorno dalla campagna carica di fascine di legna, di sacchi di ghianda raccolta per ingrassare il maiale.
Altri giorni la vedevo cucire camice, confezionare indumenti; la vedevo tessere al suo telaio, che montava e smontava ogni volta che serviva.
Erano i lavori di tutte le madri, le mogli, le donne di un paesino della montagna del Sud, dove si viveva di fatica, di stenti, di sacrifici, di autosufficienza e di tanta intelligente abilità manuale.

In questo paesino, dove ancora abita una ormai sparuta minoranza etnico-linguistica di origine albanese, gli Arbereshe, lungo i pendii, che dal Monte Carnara portano al fiume Sarmento, negli aridi e abbandonati terreni, una volta coltivati a frumento, orzo, avena o pascolati da greggi di pecore e di capre, nasce la ginestra (Spartium Junceum), “sparta” in arbereshe: una pianta spontanea che negli ultimi decenni ha colonizzato e invaso l’intero paesaggio della Valle del Sarmento.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *