IL
CASTELLO DI MONTESERICO
Anche per questo come per altri castelli, non si trovano precise notizie
circa le origini. Alcuni ne fanno risalire la costruzione addirittura al
tempo dei Romani, ma molti lo ritengono giustamente di età normanna.
Alcuni, come Willemsen, hanno ritenuto che, poiché di modeste proporzioni,
si tratta di un luogo di villeggiatura più che di difesa, ma recenti studi
ne dimostrano il contrario, se si pensa che accanto ad esso vi fu un esteso
villaggio.
Verso la fine del sec. XIII il castello apparteneva ad Aquilina Sancia, ma
successivamente passò ai Sanseverino e, nel 1348, a Francesco del Balzo.
Sempre più spopolata dalle pestilenze e dalle modifiche ambientali, tra il
1400 e il 1430, la borgata di Monteserico venne via via dimenticata, mentre
il castello rimase abitato o, comunque, frequentato.
Dal XVII alla fine del XVIII sec. fu proprietà del genovese Grimaldi dei
Doria e di alcuni discendenti della famiglia Sancia. Rimase abbandonato,
quindi, per più di mezzo secolo, finché non lo acquistarono i baroni
Dell’Atti Cetti, nel 1857, che poi lo vendettero ai Cafiero, nel 1875, ma
allora il castello era già divenuto un luogo inabitabile.
Una leggenda racconta che all’interno del castello vi fosse un immenso
tesoro.
Nel 1897 il popolo di Genzano, in seguito ad un sogno fatto da un vecchio
saggio, si riversò in massa in quel luogo e si mise a scavare sul fianco
settentrionale del castello in cerca della Madonna sognata dal vecchio.
Il lavoro durò parecchio tempo e fu ripreso negli anni successivi con il
risultato di gravi lesioni alla struttura.
Sicuramente dopo la Prima Guerra Mondiale il castello fu in parte
restaurato, come dimostra la presenza di soppalchi in calcestruzzo e le
travature in cemento, ed abitato da Lida Borelli.
Il maniero, sobrio nella sua struttura architettonica sorge sulla cima del
Monte che dà il nome alla contrada a 557 metri sul livello del mare.
La struttura è composta da una torre quadrangolare centrale ed un recinto
più basso e con tratti murari a scarpa.
Superato un ponte ed il portale di acceso, vi troviamo una breve corte
quadrata, la quale separa il mastio dalla massa esterna che lo recinge. La
pianta del piano terra è divisa in due parti, con un arco che sostiene una
volta a botte a sesto acuto.
Ai due piani superiori, che oggi non conservano traccia della loro antica
struttura, si accede mediante una scala a chiocciola.
Da un solo lato il castello è unito alla spianata per mezzo di un ponte
levatoio; dagli altri lati si erge a picco sulla nuda roccia.
( P.
Rescio )
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