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IL POLLINO E LA
BASILICATA MERIDIONALE
NEL "VIAGGIO" DI UN INTELLETTUALE BORBONICO
Nel momento in cui il
"parco del Pollino" si avvia a diventare un organismo vitale, è opportuno
riproporre la lettura che, di questa realtà territoriale, hanno fatto, nei
secoli scorsi, i viaggiatori, italiani e stranieri, alla scoperta delle
emergenze specifiche e caratterizzanti del massiccio calabro-lucano.
Si comincia col ripresentare il noto "viaggio" che Petagna Terrone e
Tenore effettuarono nel 1826, che divenne subito un volume ricco di
annotazioni scientifiche, in particolare botaniche, sulle quali non si
soffermerà l'attenzione. (1)
Questo "viaggio", come le "peregrinazioni" effettuate al Monte Vulture da
Tenore, Prefetto del Real Orto Botanico di Napoli, era ben noto agli
studiosi lucani del secolo scorso, (2) tant'è che, quando l'abate Racioppi
e Gaetano Arcieri devono compilare i loro contributi per "ll Regno delle
Due Sicilie" di Cirelli, (3) fanno continuo riferimento a questa
escursione ai confini delle province di Basilicata e Calabria, la quale è
scientifica nella giustificazione ufficiale, ma che appare, ad una più
attenta lettura, una puntuale verifica della ricaduta in provincia della
restaurazione borbonica testè attuata da Ferdinando I.
Le annotazioni politiche che si riscontrano non sono semplici reminiscenze
degli avvenimenti che hanno interessato questo lembo di Regno all'inizio
secolo e vissuti, anche, dal Tenore: questi, infatti, proveniente da
quella schiera di "burocrati" che avevano iniziato la loro attività con i
napoleonidi, era uno dei pochi intellettuali organici alle scelte
politico-amministrative operate dai Borboni dopo la Restaurazione e, in
questo contesto, vanno inquadrati i riferimenti alla repressione
antifrancese di Maida, al sacco di Lauria e alla strage di Longobardi
(luglio-agosto 1806); episodi di una guerra civile "alimentata da un
antagonismo di classe spinto sovente ai limiti del parossismo". (4)
Si sofferma l'attenzione sul viaggio da Napoli a Cosenza e ritorno che si
effettua, tra il 3 e il 16 luglio 1826, in carrozza lungo la "regia strada
delle Calabrie", in costruzione nel tratto calabro-lucano a sud del Vallo
di Diano, interessato nell'inverno precedente da vasti movimenti franosi
in particolare fra Bosco (Nemoli) e Lauria, (5) onde per cui si stava
costruendo un "nuovo braccio di consolare" (la variante Lagonegro-Galdo
dell'attuale strada statale n. 19 "delle Calabrie") in sostituzione
dell'ormai distrutto tronco di strada passante per Lauria, (le attuali
Strade Provinciali n. 3 "Tirrena" e n. 45 "di Nemoli"), "che in inverno
era impraticabile anche per la gente a piedi e a cavallo", come ricorda
Afan de Rivera nella sua opera più nota. (6) Le escursioni al Pollino, al
Cocuzzo, a Le Piane e al Sirino vengono effettuate lungo i sentieri
montuosi, noti soltanto agli accompagnatori locali.
In tutto il volumetto sono dettagliate, con le osservazioni botaniche
sulla flora raccolta, quasi lettura ecologica ed etnografica a volo di
uccello degli alti monti dell'Appennino calabro-lucano - le considerazioni
di geografia fisica delle località attraversate, delle quali sono
indicati, con riferimento ai miliari di una carta itineraria, i toponimi,
la natura geo-pedologica dei terreni, le notizie geo-storiche o di
micro-topografia storica, con le reminiscenze del mondo magno-greco e
romano e le condizioni socio-economiche attuali delle singole contrade che
cadono sotto gli occhi dei tre viaggiatori.
E' interessante, inoltre, evidenziare le annotazioni puntuali, quasi
topografiche, sull'andamento della strada, "la diabolica strada", e
sull'avanzamento dei lavori di costruzione dei ponti in muratura sui
torrenti lucani e sulle fiumare calabresi, in sostituzione di quelli
preesistenti "tutti in legno, e di debolissima costruzione". Questa
puntigliosa descrizione dei lavori in corso sulla "strada regia", avendo a
disposizione una carta, che potrebbe essere quella della "ricognizione
eseguita dal 1821 al 1825 dagli Uffiziali dello Stato Maggiore Austriaco
sulla Gran Corte del Regno di Rizzi Zannoni con l'aggiunzione delle strade
ghiajate indicate dalla Direzione Generale delle Acque e delle Strade" (7)
o, più probabilmente, il più noto "itinerario" di Quattromani (8) lascia,
infine, supporre che il "viaggio" potesse svolgere anche "l'ufficio di
ispezione in incognito sull'attività del Corpo di Ponti e Strade, da
appena due anni affidato alla responsabilità del "nuovo" Direttore
Generale Carlo Afan de Rivera, ma già oggetto di pesanti calunnie da parte
del "Procuratore Generale che si diletta in moralizzare astrattamente"
(9): è soltanto un'ipotesi, la quale ha bisogno di approfondimenti su dati
archivistici, che l'escursione naturalistica di Tenore, uomo forte di
tutti i poteri reali, (10) sia in effetti un "viaggio politico" di
verifica nella "provincia'' della nuova realtà politico-amministrativa
imposta dal Borbone.
In ogni caso il "viaggio" offre una descrizione puntuale del territorio di
confine calabro-lucano, per cui la riscoperta e la diffusione della
ristampa del volumetto, proprio quando si concretizza l'attuazione del
Parco del Pollino, accrescono le possibilità di conoscenza delle province
di Basilicata e Calabria Citeriore, non soltanto per il periodo borbonico,
ma anche per i nostri giorni.
Si segue questo "resoconto di viaggio", quasi reportage giornalistico,
lungo l'antica via Regio-Capuam" riscoperta essenziale, come "Strada
Consolare delle Calabrie", sin dagli anni 70 del settecento, quando
Ferdinando IV avvia il primo programma organico di costruzioni stradali
del Regno, dopo che Carlo III aveva collegato la "capitale" con la tenuta
di caccia di Persano. (11) Lungo questo itinerario assurto, sin d'allora,
a simbolo della "questione stradale meridionale", da Napoli a Cosenza e
ritorno 13 luglio-16 luglio), sono trascritte, insieme alle notizie
botanico-naturalistiche, alcune informazioni geo-morfologiche (misure
dell'altezza sul livello del mare) sul territorio attraversato che
risultano, oggi, gravi inesattezze scientifiche; sono descritte le
condizioni socio-economiche delle popolazioni dedite alle attività
agro-pastorali e, infine, sono annotate, come divagazione e ornamento
culturale del viaggio, molte ma elementari reminiscenze erudite su
avvenimenti storici e su fatti relativi a paesi e agli abitanti.
Il 3 luglio si pernotta ad Auletta, dopo un viaggio di 52 miglia (Km. 97),
durante il quale si ricordano le "lave" vulcaniche e le eruzioni del
Vesuvio, "cave" di pietra di Sorrento e del travertino di Nocera, le
mozzarelle della piana di Eboli e i vini e gli oli delle pendici dello
Scorzo; si annotano i lavori in corso sulla consolare - il ponte di
Cagnano e sul torrente Tusciano a Battipaglia - e si segnano le strade che
si dipartono dalla stessa, in particolare da Eboli "il nuovo braccio
consolare detto di Melfi", ovvero quella via di Valva o di Matera (12) e
da Auletta "il braccio di strada che conduce a Potenza". (13)
Martedì 4 luglio si pernotta a Lagonegro, dopo un viaggio di 35 miglia
(Km. 65), durante il quale si evidenziano le "forre" di Pertosa e il ponte
di Campestrino "che non manca di sveltezza e di solidità", (14) si ricorda
la produzione di biade, lino, canapa e la serie "dei grandi lavori di
bonificazione" della valle; si annotano le celebri città lucane del Vallo
di Diano - Atena, Consilina e Marcelliano - di Paestum sul mare, e si
mette in evidenza la reputazione delle "donne lucane" che, pur nei vestiti
strani di contadine, mostrano "regolarità di forme, di bellezze e di
vivacità"; si descrive la Certosa di Padula e i fatti d'armi svoltisi
intorno alla "importante posizione strategica" del Ponte di Campestrino e
nel vallo a partire dallo scontro tra gli Aragonesi e i Principi di
Salerno e, infine, si annota la quantità di ponti in legno a partire da
Casalnuovo, sul confine tra Principato e Basilicata. Mercoledì 5 luglio si
pernotta a Rotonda, dopo un viaggio di 24 miglia (Km. 44) durante il
quale, con il ricordo, della frana di Natale 1825, (15) si evidenzia la
grande variante (l'attuale SS n. 19) "che per la valle del Galdo condurrà
in dritta linea da Lagonegro a Castelluccio evitando Lauria, e con essa il
dirupato cammino"; si annota che la vecchia strada (l'attuale SP n. 3)
deve "conservarsi per l'interna comunicazione di questi paesi, e per la
facilità di poter per essa raggiungere Trecchine (Trecchina), e scendere
alla marina di Maratea"; si ricordano i buoni salami, "i caciocavalli e i
cosidetti raschi, che sono formaggi di ottima qualità" e, soprattutto, si
mette in evidenza, con la piovosità della zona e franosità del suolo, la
particolarità dei paesi - Lauria e Castelluccio - che si presentano divisi
in "superiore ed inferiore".
Giovedì e venerdì 6-7 luglio da Rotonda si va in "gita a Rubbia ed al
Pollino", attraverso un lungo cammino passante per S. Maria della
Consolazione, Serra di Mauro, Grotta del Romito, "la cosiddetta bacca di
Ruggia, dove termina il bosco, e principia una vasta pianura coperta di
pingue pascolo, prezioso per gli armenti che vi passano la stagione
estiva". Dopo si passa al monte Grattaculo e, per la foresta Vaccarno, si
arriva sulla tempa del Pollino, donde, con una descrizione a volo
d'uccello, ma senza la perdita dei particolari, si descrive l'insieme dei
territori che degradano verso i due mari, "seguendo il ceruleo solco del
Jonio e del Tirreno, che colla celeste volta congiungesi" e, dopo aver
individuato ed elencato col toponimo i luoghi più importanti del
massiccio, - Conocchiella, Pollinello, Serra del Prete, Dolce Dorme, Serra
Crispo (non Crispi), la Ciavola, Petroso, Porcile, La Pietà, Frascineto -
descrive il territorio che è solcato dal Frido e dal Sinni, ovvero "la
regione settentrionale, nell'immenso paese su cui l'occhio spazia,
distinguiamo il Sirino, a nord-ovest, e seguiamo tutto il corso del Siri,
che dalle radici di quel monte trae origine, e per tutta la vallata di
Latronico, Francavilla, Tursi, scorrendo, si scarica nell'Jonio presso
Policoro: tagliando così poco meno dell'intera parte della penisola che
comprende la Calabria e la parte meridionale della Basilicata...e
continuando la rassegna de' luoghi che abbiamo a vista, e dirigendoci al
perfetto nord, ci mostra prima il monte Alpi, indi più in fondo il monte
Raparo, Carbone ed altri paesi della vallata tra l'Acri ed il Siri; e in
ultima linea si disegnano i monti di Stigliano, che occupano la parte
centrale della Basilicata".
Le descrizioni successive, pur anche suggestive, riguardano la Calabria e
qui si ferma la parte lucana del "viaggio" di Tenore e il nostro incontro,
sull'itinerario, con il "grande naturalista".
NOTE
1) PETAGNA-TERRONE-TENORE, Viaggio in alcuni luoghi della Basilicata e
della Calabria Citeriore effettuato nel 1826, Napoli Nella Tipografia
francese 1827, ora in ristampa nella collana "Città e Territorio" delle
Edizioni Prometeo, Castrovillari 1992, con il saggio introduttivo di V.
CAPPELLI, Uno sguardo di un botanico nella Provincia Borbonica, e una
scheda editoriale su Michele Tenore, il più importante dei "tre autori
naturalisti".
2) S. DE PILATO, Saggio bibliografico sulla Basilicata, Potenza Garramone
1914, pp. 1 31-132; T. PEDIO, Storia dello storiografia lucana, Bari
Centro Librario 1964.
3) A. RACIOPPI, Regno delle due Sicilie descritto ed illustrato, Napoli
1853; G. ARCIERI, Monografia storica-statistica di Latronico e brevi cenni
su Castelluccio Inferiore e Superiore, Carbone, Castelsaraceno ed
Episcopia, Napoli 1853, in F. CIRELLI, la cura di) Regno delle due Sicilie
descritto ed illustrato, Napoli 1853-1860.
4) A. MOZZILLO, Cronache della Calabria in guerra 1800-1811, Napoli 1972.
5) A. MOTTA, Carlo Afan de Rivera Burocrate intellettuale borbonico- Il
sistema Viario lucano preunitario, Lavello Finiguerra 1989, p. 210.
6) C. AFAN DE RIVERA, Considerazione sui mezzi da restituire il valore
proprio a' doni che la natura ha largamente conceduto al Regno delle due
Sicilie, Napoli 832-33, p. 419.
7) I. PRINCIPE (a cura di) Cartografia storica di Calabria e Basilicata,
Vibo Valentia 1989, p. 234.
8) G. QUATTROMANI, Itinerario delle Due Sicilie, Napoli 1826 (2).
9) A. MOTTA, Carlo Afan de Rivera, cit., p. 28.
10) Michele Tenore (1780-1861), con l'aiuto di Zurlo e del Ministro Miat,
cominciò la sua carriera sotto i Napoleonidi, quando, essendo professore
di Botanica, avviò l'Orto Botanico (1809) e pubblicò l'opera in cinque
volumi Flora napolitana, Napoli 1811-1813; con la "restaurazione
borbonica" rimase in auge, tanto che fu Rettore dell'Università e
Presidente dell'Accademia delle Scienze e dell'Accademia Pontaniana; con
l'Unità d'Italia fu nominato Senatore del Regno.
11) N. OSTUNI, Le comunicazioni stradali nel settecento meridionale,
Napoli ESI 1991, p. 48 e segg.
12) A. MOTTA, Carlo Afan de Rivera, cit., pp. 155-162; 218-221; bisogna
notare l'errore grossolano di confondere Atella con Ravello.
13) ivi pp. 222-227.
14) Mi permetto di rinviare al mio studio, in corso di stampa, Il sistema
viario moderno del territorio degli Alburni.
15) A. MOTTA, Cario Afan de Rivera, cit., p. 210.
Testo di Antonio Motta
tratto da "BASILICATA REGIONE Notizie", 1994
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