SAN CHIRICO RAPARO
Posizione geografica
Il centro abitato si trova ad un'altitudine di mt. 780 s.l.m. su una
formazione rocciosa costituita da calcarenite e da conglomerati ghiaiosi.
Il suo territorio ha una superficie di 83 Kmq. e confina con Armento,
Calvera, Carbone, Castelsaraceno, Castronuovo, Gallicchio, S. Martino
D'Agri e Spinoso.
Etimologia del nome
Secondo alcuni esso deriverebbe da Kuriakos, Santo Martire di Iconio.
Più verisimilmente dal generico nome greco Klericòs (chierico) > lat.
Clericus, in considerazione del fatto che in Italia e all’estero esistono
numerosi toponimi analoghi.
Dati demografici
Il più antico (Cedolario 1277): fuochi 95 (ab.570)
Cenni storici.
Sanctus Clericus de Valle Sinni
era già abitato sin dai sec. VII-VI a. C., in località Noceto e
Galdo, da popoli italici che subirono l’influsso delle colonie greche
del litorale ionico. All’epoca il suo nome era Polisandra, di chiara
derivazione greca. Distrutto dai Romani venne riedificato nell’attuale sito
intorno al VI-VII sec. d.C. In epoca longobarda faceva parte del Ducato di
Benevento e sotto i Bizantini del Comprensorio del Mercure. Nel X sec. vi si
impiantò una Comunità di monaci di rito greco che costruirono l’Abbazia di
S. Angelo.
Infeudato dai Normanni vide come suo primo Signore Odobono Manco o Manchisio,
forse figlio di Ruggero il Normanno. In epoca sveva Federico II lo diede in
dono, insieme a S. Martino, alla sua damigella Guida de Dragonibus quale
dote per il matrimonio con Ugo Sanseverino di Chiaromonte. Confiscato a
seguito della congiura di Capaccio, nel 1267 venne restituito da Carlo I d’Angiò
ai Sanseverino che lo tennero, con alterne vicende, sino al 1524, anno in
cui Alfonso lo vendette ai Carafa di Stigliano. Nel 1682 Nicola
Carafa-Guzman fu costretto a vendere S. Chirico, per i debiti contratti, a
Giovan Battista Spinelli che a sua volta lo rivendette, tre anni dopo, ai
Pignatelli di Marsiconuovo.
Sotto questi ultimi il Comune rimase sino al 1806, anno di abolizione del
regime feudale.
L’ultimo dei Pignatelli, Girolamo, per aver aderito alla Rivoluzione
Napoletana del 1799, si vide confiscato il Feudo. Suo braccio destro a S.
Chirico e nella zona fu il suo agente dott. Giuseppe Magaldi. Sul fronte
opposto si segnalò (ricevendo dal Ruffo le insegne di Comandante in capo)
il dott. Filippo Maria Durante.
Attivo centro politico nel periodo risorgimentale, si distinse per l’azione
di Cortesani Giuseppe e i fratelli Magaldi (1848), Borneo Francesco e Nicola
Maria Magaldi (1860).
Il brigantaggio successivo all’unità d’Italia vide coinvolte anche alcune
persone del posto tra cui: Borneo Vincenzo, Corvino Giuseppe (alias
Sciummutiello) e Rinaldi Giuseppe.
Decimata la popolazione dalle ondate migratorie successive, il Comune di S.
Chirico Raparo ha sofferto per decenni una marcata emarginazione, interrotta
solo in questi ultimi tempi dal nuovo raccordo stradale con la fondovalle
dell’Agri.
Itinerario nel centro antico
L’itinerario proposto inizia da via Roma (prosecuzione dellla S.P.
Agri-Sinni) ove è ubicata la Chiesa Santa Maria o della Natività ,
che conserva al suo interno due affreschi della scuola di Giovanni Todisco e
un altare ligneo intagliato.
Proseguendo, ci si immette in piazza Roma, dove è possibile ammirare il
Palazzo Barletta ,, la Cappella di Sant'Anna , e la Cappella
Madonna delle Grazie ,. Il palazzo, costruito nel XIII secolo, di
proprietà privata, presenta un portale in pietra con antistante cortile.
La cappella Sant'Anna (XVIII) riporta sulla facciata esterna, l'omonima
statua e, all'interno, un organo ligneo e degli affreschi.
Poco più avanti è sita la Cappella Sant'Antonio , che, con il suo
particolare campanile, si affaccia su via Durante. A pochi passi vi è
Casa Simonetti ,, importante per la sua raccolta di vasi apuli
del secolo IV e III a.C. e di monete antiche.
Proseguendo per corso Elena e per la salita di via Duomo, si giunge in largo
Duomo, centro antico del paese.
E' qui che si ergono la Chiesa del Convento ,, i ruderi del
Castello ,, la Chiesa Matrice dei SS. Pietro e Paolo ,,
Palazzo Ferrara , e la Cappella di San Giovanni ,.
La chiesa del Convento conserva un dipinto del 1550 raffigurante la
Crocefissione, una statua della Madonna di Loreto del 1548. In adiacenza
alla chiesa troviamo l'Orfanotrofio Provinciale Femminile Bentivenga,
gestito dalle Suore Clarisse Missionarie Francescane, che accoglie bambini
indigenti o abbandonati, attualmente centro di culto mariano a seguito dello
straordinario fenomeno di lacrimazione della statua della Madonna
Addolorata, collocata nell’atrio. Nel vicino palazzo Ferrara costruito nel
XIX secolo si segnala il portale in pietra. In vico San Giovanni è sita
l'omonima cappella del XVIII secolo.
La Chiesa madre di San Chirico, con facciata settecentesca, rifacimento di
un edificio del XV sec., conserva un pregevole polittico ligneo dorato del
1532, su quattro ordini, attribuito a Simone da Firenze da alcuni, ad Andrea
Solaro da altri.
Vi sono anche dipinti attribuibili al pittore lucano Attilio De Laurentiis,
della seconda metà del '600 e un crocefisso ligneo del XVI sec.
Scendendo per via Pagani, dopo lunghe scalinate, si giunge in via Santa
Maria della Rigenerazione ove è sita la Cappella Santa Maria Assunta
, del XIX secolo.
L’Abbazia di S. Angelo
Secondo la tradizione, San Vitale, monaco di
rito greco proveniente da Castronuovo di Valle Mazzara in Sicilia, giunto
alle falde del monte Raparo, tra il 980 e il 986, abitò in una grotta e
costruì il convento di S. Michele Arcangelo. Nella grotta da lui abitata
rimane un affresco S. Michele e un
orante. Più tardi i monaci vi costruirono sopra la Basilica. Ancora oggi
conserva la sua naturale bellezza; si presenta, infatti, ricca di stalattiti
e stalagmiti, con numerose gallerie e vasche, bagnate dalla fonte "Trigella"
(dal Lat. Trigelida=molto fredda). Questa ha la particolarità di produrre
acqua solo in primavera e in estate, per poi essiccarsi completamente in
inverno.
Il poeta Pontano narra che la fonte è legata
alla leggenda della Ninfa Ripenia che, per sfuggire al fauno Crapipede, si
rifugiò nelle vasche della Trigella. Il fauno per vendicarsi fece
prosciugare la sorgente e rese l'acqua non potabile.
Santa Sinforosa
Santa Sinforosa nacque a Tivoli da una nobile
e ricca famiglia, nel I sec. dell’era cristiana. Contrasse matrimonio in
giovane età col patrizio Getulio Zotico, da cui ebbe 7 figli. Il marito
volle dedicarsi alla divulgazione del Vangelo, abbandonando la famiglia.
Visse sotto Adriano, che ordinò il martirio di S. Getulio cui ella
assistette insieme ai figli. Dedicatasi a sua volta alla predicazione della
fede cristiana, fu martirizzata dai pagani che, appesala per i capelli ad un
olmo, poi la gettarono in un fiume. L’Arciprete Giov. Battista Bassano nel
1500 portò dalla Capitale in S. Chirico un’ampollina col sangue della
Martire.
Escursioni consigliate:
Bosco del Titolo (Strada
Provinciale, Km 10 )
Raggiungibile con la strada che conduce a Castronuovo Sant’Andrea, è
costituito da maestose piante di cerro che raggiungono anche i 20 mt. di
altezza. Definito Grotta verde da Matide Serao, che soggiornò a S.
Chirico, esso si estende su un’ampia sella di 719 mt. s.l.m. Al limite della
fitta vegetazione, sono presenti un'area per pic-nic ed un punto di ristoro
ove è possibile gustare prodotti tipici della zona.
Monte Raparo (mt. 1761)
Situato a qualche Km dal centro abitato, questo massiccio montuoso offre
spettacolari visioni panoramiche sulla vallata e siti incontaminati
frequentati ancora da qualche raro esemplare di Lupus Hitalicus. Una
notevole vegetazione di conifere, con presenza di agrifoglio, ricopre le sue
pendici. Sono presenti un rifugio forestale ed aree attrezzate per campeggio
e pic-nic.
(Ricerche storiche, monumentali ed
antropologiche di Vincenzo Falasca, Presidente I.R.S.A.B. <Istituto
Ricerche Storiche Archeologiche Basilicata> sede: 85050 Grumento Nova
(Potenza), via Maiorino 117/bis. Copyright riservato. E-mail:
irsab@interfree.it