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IL LAGO LAUDEMIO E IL
MASSICCIO DEL SIRINO-PAPA
Secondo il Racioppi (1) la denominazione del massiccio deriva dall'antica
città di Siri, fondata alla foce del Sinni, fiume conosciuto dagli antichi
col nome di Siris, originato dalla radice sanscrita sar, che significa
scorrere, fluire. Quando la città, nel secolo V a.C., fu vinta e distrutta
dai Tarantini, gli abitanti furono spinti nell'entroterra verso l'alto
della valle del fiume, costituendo quei popoli "Sirini" menzionati da
Plinio i quali diedero a loro volta il nome al monte.
Il complesso montuoso del Sirino-Papa con le sue due vette, del Sirino
(1907 m) e del monte Papa (2005 m), separate da una cresta impervia
chiamata "Schiena d'Asino", segna lo spartiacque appenninico tra i bacini
dei fiumi Agri e Sinni a levante, del Calore e del Noce a ponente.
Dal versante orientale nasce il fiume Sinni che, traendo le sue sorgenti
da Serra della Giumenta (1518 m), è ingrossato da destra dalle acque
defluenti da ampi e capaci solchi naturali scavati sui fianchi del monte
Papa: Fosso dei Garrara, Fosso della Peta, Fosso Sciemprione, Fosso
Niella. Doline carsiche (in dialetto fosse) , dove l'opera millenaria
della degradazione meteorica ha impresso segni diffusi e marcati che
denunciano un paesaggio selvaggio e tormentato in un intreccio di valli
afflitte da frane, da strapiombi, da profondi burroni, dove non esiste un
accenno di pianura.
Dalle pieghe settentrionali di Serra Malombra (1296 m) nasce il Calore,
che entrando nel Vallo di Diano prende il nome di Tanagro e va a sfociare
nel golfo di Salerno.
Il fiume Noce scaturisce dalle Murge del Principe (1398 m), un gruppo di
altopiani che può considerarsi uno sperone avanzato a nord del Sirino, e
va a terminare la sua corsa tra Maratea e Praia a Mare.
È importante sottolineare che lo spartiacque del massiccio del Polli no si
snoda secondo la direzione E-O, a differenza dei monti del Sirino-Papa che
presentano un orientamento NO-SE. Questi ultimi infatti, secondo il
Magliano (2), "si sollevarono con un primo diastrofismo post-triassico,
che produsse corrugamenti lungo i meridiani, mentre l'appennino ebbe
origine da un successivo grande diastrofismo eocenico, che determinò sia
la caratteristica disposizione a quinte sia l'accennata direzione NO-SE
delle pieghe". Dal punto di vista geologico, dunque, la regione montuosa
del Sirino-Papa risulta essere tra le più antiche, emersa dai fondali
marini ancor prima della stessa catena appenninica, insieme al Volturino e
all'area montuosa del Pierfaone. Gli studi del De Lorenzo (3) hanno
rivelato che il massicci o del Sirino, naturale continuazione del sistema
calcare o dolomitico della Maddalena, è costituito essenzialmente da rocce
calcaree risalenti al Triassico, caratterizzate dalla presenza di liste e
noduli di selce all'interno degli strati, con intercalazioni di scisti
marnosi e argillosi e di depositi di arenarie dell'era mesozoica e
cenozoica con la sovrapposizione di scisti silicei e di diaspri policromi
o di strati marnosi e argillosi di colore rosso o letti di selce
giallastra o cerulea.
Durante la glaciazione Wurm, nel quaternario, la nostra area montuosa era
abbondantemente ricoperta da ghiacciai. In particolare due giacevano sul
lato settentrionale della cima del monte Papa: il primo, di notevoli
dimensioni, si incassava nella valle del Lago Remmo o Laudemio
allungandosi per quattro chilometri fino a Petinachiana: di questo è
rimasta ben visibile la morena frontale che ora delimita il lago. Il
secondo si incuneava invece nella valle del Cacciatore, compresa tra la
Spalla dell'Imperatrice a oriente e le propaggini settentrionali del
Sirino ad occidente; anche per questo oggi è visibile la morena del lago
Zapano. Un terzo e più piccolo ghiacciaio, occupava la stretta valle
situata a sud del monte Papa (4).
L'incantevole lago Remmo (5), a quota 1525 in territorio del comune di
Lagonegro, si estende per più di due ettari dietro Spalla
dell'Imperatrice. Di forma arrotondata, bordato da un fitto bosco di alti
faggi, appare di un suggestivo colore smeraldo per la vegetazione algale a
Caracee che ospita sott'acqua. Tra le piante acquatiche sono diffuse
Potamogeton natans e Eleocharis palustris (6).
Segnalato fin dal 1971 dalla S.B.I. (7) quale biotopo di rilevante
interesse vegetazionale, il lago è stato sottoposto alle seguenti leggi di
tutela: Riserva Naturale Regionale con DPGR 426/85 (8), incluso nel piano
Territoriale Paesistico di vasta area "Massiccio del Sirino" con L.R. 3/90
(9), ed è stato individuato dalla L. R. 28/94 (10) quale area naturale
protetta.
Quasi invisibile a causa della vegetazione palustre e purtroppo trascurato
dalle nuove norme di tutela, è il minuscolo lago Zapano, a 1380 nel
vallone del Cacciatore.
Questi due laghi pleistocenici costituiscono i più meridionali di tutto
l'Appennino tra quelli di origine glaciale. A complemento della parte
idrografica va citato il lago Sirino, a quota 788 m.l.s., tipico lago di
sbarramento, probabilmente ultimo relitto del grande lago pleistocenico
che occupava la valle del Noce.
A ridosso del lago Remmo, nell'area detritica centrale, e sulle aree
culminali della montagna vegeta l'interessante endemismo rappresentato
dalla Vicia sirinica (11), una leguminosa perenne raccolta per la prima
volta da Huter, Porta e Rigo (12) nel 1877. Alta fino a 40 cm, presenta
sul fusto una pelosità lanosa grigiastra, fiorisce in luglio-agosto e
produce un legume peloso di 2-3 cm di lunghezza (13). Cresce solo in
quattro stazioni del massiccio, su di un'area complessiva di circa 2 kmq,
preferendo le zone aperte, i brecciai e attecchendo, seppur raramente,
anche nelle fenditure delle rocce. La specie deve essere considerata
endemismo vicariante della congenere orofila pirenaica Vicia argentea oggi
in via di estinzione.
Altre specie montane molto interessanti sono l'Astragalus sirinicus e
l'Astragalus sempervirens pure tutelate insieme alla Vicia sirinica da
specifici provvedimenti regionali (14).
Le pendici della montagna sono ricoperte da boschi di querce, di castagni
e più in alto di faggi. Laddove il bosco si infittisce troviamo il
carpino, l'orniello, l'ontano a foglie cuoriformi (Alnus cordata), il
pioppo bianco e il tremolo e, nelle vallate più fresche, qualche esemplare
di abete bianco. Interessante è pure la presenza del noce forse di origine
spontanea o coltivato in epoche antichissime come attestato dal toponimo
del fiume Noce (15).
Analogamente l'antica denominazione di Valle dei Porcili trarrebbe origine
dalla presenza del cinghiale, mentre l'altra di Valle dei Cacciatori
testimonierebbe la ricchezza di fauna ospitata in passato. Al contrario
oggi la fauna non è molto abbondante. Probabilmente vi nidifica il falco
pellegrino (Falco preregrinus), e non manca il nibbio, con le due specie,
bruno (Milvus migrans) e reale (Milvus milvus) /16) . Sono comuni
ghiandaie, picchi verdi, picchi rossi maggiori, cornacchie grigie, corvi
imperiali e colombacci.
Tutta l'area del massiccio è attualmente inclusa nell'istituendo parco
nazionale della Val d'Agri-Lagonegrese ai sensi della 394/91 (17) ed è
oggetto di un intervento di tutela e valorizzazione da parte della
Provincia di Potenza.
Bibliografia
1 G. RACIOPPI, Storia dei Popoli della Lucania e della Basilicata, vol. I,
E. Loescher, Roma, 1889. Ristampa anastatica curata da A. Capuano
Editrice, Francavilla S.S. (Pz).
2 R. MAGLIANO, Il Monte Sirino, in XIX Festa Nazionale della Montagna per
l'Italia Meridionale, settembre 1970, a cura dell'Ispettorato Forestale di
Potenza, La Buona Stampa, Napoli, 1970, p. 16.
3 G. DE LORENZO, Geologia e geografia fisica dell'Italia Meridionale,
Laterza, Bari, 1904.
4 C. PESCE, Storia della città di Lagonegro, Reale Tipografia Pansini,
Chistro S. Lorenzo, Napoli, 1914.
5 A. BAVUSI, G. SETTEMBRINO,Natura in Basilicata, Alfagrafica Volonnino,
Lavello, 1992.
6 V. MAZZILLI, Sul Massiccio del Sirino fino alla vetta del monte Papa, in
AA.VV.,
, guida WWF, Edizioni Ambiente, Milano, 1996.
7 S.B.I., Censimenti dei biotipi di notevole interesse vegetazionale
meritevoli di conservazione in Italia, Camerino, 1971.
8 D.P.R.G. 19.04.1985, n. 426. Lagonegro L.R. 22/5/1980, n. 42.
Individuazione dell'area protetta Lago Laudemio (Remmo), B.U. Basilicata
16.6.1985, n. 22.
9 L.R. 12.2.1990, n. 3, Piani regionali paesistici di area vasta, B.U.
Basilicata 16/2/1990, n. 5.
10 L.R. 28.7.1994, n. 28. Individuazione, classificazione, istituzione,
tutela e gestione delle aree naturali protette in Basilicata, , B.U.
Basilicata 04.07.1994, n. 31.
11 O. GAVIOLI, Synapsis Florae Lucanae, S.B.I., Firenze, 1948.
12 P. PORTA, Viaggio Botanico intrapreso da Huter, Porta e Rigo in
Calabria nel 1877. N. Giorn. Bot. Ital., 1879, 11:224-290. Rist. ed.
Prometeo, Castrovillari, 1992.
13 S. PIGNATTI, Flora d'Italia, vol. I, Edagricole, Bologna, 1982.
14 D.P.G.R. 9.7.1986, n. 793. L.R. 22.5.1980, n. 42, Elenco delle specie
vegetali a protezione assoluta e di quelle a protezione limitata, B.U.
Basilicata 2.9.1986, n. 37.
15 F. PRATESI, F. TASSI, Guida alla natura della Puglia, Basilicata e
Calabria, ed.
Mondadori, Milano, 1979.
16 AA.VV., Proposta per la perimetrazione del Parco Nazionale Val
d'Agri-Lagonegrese, Fontana dei Pastori, 11.9.1993, Delegazione regionale
WWF Basilicata, Sezione WWF Val d'Agri.
17 Legge 6.12.91, n. 394. Legge quadro sulle aree protette, B.U.
13.12.1991, n. 292.
Testo di
Bruno Niola
tratto da "BASILICATA REGIONE Notizie", 1996 |